Vita privata sul web, svelata dal 'Mi piace' di Facebook

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Dire “Mi piace” su Facebook è ormai pratica comune. Quasi un'abitudine. Ma un “Mi piace”, messo senza pensarci, per caso o perché invitati da qualche amico che gestisce una pagina può rivelarsi una vera e propria arma a doppio taglio. A rivelarlo è uno studio condotto dalla University of Cambridge, in collaborazione con Microsoft Research.

È ormai noto come Facebook sia un veicolo di informazioni riguardo persone e iniziative, società o editoria. Chi cerca informazioni, del tipo più svariato, ottiene uno specifico target demografico, sessuale e razziale. Tuttavia, dopo aver raccolto tali informazioni, i ricercatori hanno dichiarato di essere in grado di determinare il sesso, l'etnia, l'orientamento religioso e politico degli utenti con un'accuratezza pari all'80 per cento. E solo grazie ai “Like” delle persone.

I dati raccolti dal team di ricercatori sono stati analizzati mediante un'apposita applicazione, denominata myPersonality, e sono consultabili mediante una wiki pubblica. Mentre i risultati dello studio, invece, sono stati pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences. E parlano chiaro: una sintesi dei Like di Facebook dice molto più di noi di qualsiasi altra applicazione sullo stesso profilo aperto sul social network. Il motivo? Sono un determinante veicolo per raggiungere la persona stessa, anche se il proprio profilo è impostato su “privato”.

Sviluppando un semplice algoritmo basato sui “Mi piace”, i quali sono pubblicamente disponibili salvo che l'utente non abbia preventivamente impostato alcuni criteri per la protezione della privacy, gli studiosi hanno ricostruito profili caratterizzati da specifiche personalità. Inoltre, i modelli matematici si sono rivelati accurati nella distinzione del sesso degli utenti. E si stima del 95 per cento la distinzione delle razze, tra bianche e afro-americane. Infine, cristiani e musulmani sono classificati come tali secondo un 82 per cento dei casi.

È molto facile, dunque, esternare le proprie preferenze. Ma queste, evidentemente, si ritorcono contro. E, ancora, i ricercatori spiegano che è possibile ottenere tali rilevazioni anche tramite ricerche web, email e le normali attività telefoniche.

Federica Vitale

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