La morte ai tempi dei social network

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Facebook nasce come il social network delle amicizie, dei legami vicini elontani, della scoperta di avere persone all'altro capo del mondo alle quali siamo legati per uno strano intrico di legami virtuali. Ogni giorno, ogni ora, milioni di utenti si scambiano status, notizie, informazioni più o meno serie. Ma cosa accade alla morte di un utente? Cosa ne è del suo profilo?

Già in passato di questo aspetto se ne occupò il New York Times, quando uno dei suoi giornalisti scoprì che Facebook permette agli eredi del defunto di conservare la pagina del caro estinto, di memorizzarla e di trasformarla di fatto in una sorta di lapide virtuale. Ovviamente senza la possibilità di aggiornare lo status. In pratica, la pagina dell'utente diviene un link commemorativo, attraverso l'eliminazione di alcune informazioni, come le foto, e la reimpostazione della privacy affinché solo gli amici possano vedere e cercare il profilo.

Un vero e proprio modulo da compilare, denominato memorializing, nel quale vengono inseriti i dati del defunto e il tipo di relazione con lui avuto. Una nuova opzione è stata aggiunta solo di recente. Il profilo resta solo su richiesta: oggi infatti è possibile chiederne la cancellazione. Un vero e proprio passo avanti se si considera che, in passato, non era assolutamente possibile cancellare il profilo, indipendentemente da qualunque richiesta da parte dei familiari.

Dunque, perché per il social network è così importante mantenere la pagina attiva? Per una questione pubblicitaria? E se il memorializing può essere compilato da chiunque conosca il defunto, allora è altrettanto vero che chiunque potrebbe richiederne la cancellazione? Sono tutte domande, queste, alla quale varrebbe la pena di rispondere vista la portata eccezionale del fenomeno odierno di Facebook, seguito da Twitter e Google+. Negli Stati Uniti, diversi stati stanno cercando di ovviare la questione. Il primo ad interessarsene fu l'Oklahoma, seguito dal Connecticut, Rhode Island e l'Indiana che posseggono decise leggi a difesa delle email e della privacy relativa al social network.

Inoltre, ci sono numerose applicazioni che permettono alle persone di amministrare il proprio profilo post mortem. Un po' macabro, ma il servizio If I Die (Se dovessi morire) offre la possibilità a tre persone di confermare che il padrone effettivo della bacheca virtuale è realmente defunto. Non è finita. I-Tomb permette persino di entrare in un cimitero virtuale.

Secondo uno studio condotto dal Pew Research Center's Internet and American Life Project, l'età media degli utenti Facebook è di 38 anni. Solo il 6 per cento ha un'età compresa tra i 60 e i 65 anni. Un'età quindi piuttosto giovane per pensare alle ultime volontà su un social network.

Federica Vitale

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