Singularity: nel 2020 la mente artificiale sarà più intelligente di quella umana

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Lo scienziato americano Ray Kurzweil, del Singularity Institute di San Francisco, ha annunciato di aver sfruttato i lavori del ‘Singularity Summit’ di San Francisco dello scorso agosto per accelerare gli studi sul funzionamento del cervello umano per cercare di replicarlo. Ciò rappresenta un sostanziale accorciamento di tempi rispetto al 2045, prevista dallo stesso Zurzweil nel suo libro ‘The Singularity is Near’ (2005).

La critica che viene rivolta al concetto di ‘Singularity’ (ovvero al momento di sorpasso dell’intelligenza umana da parte di quella artificiale), ha spiegato Kurzweil, è che la mente umana è troppo complicata e magica per essere copiata a tavolino”.

Lo sviluppo della tecnologia sullo studio del comportamento del cervello sta però facendo evolvere la situazione ad una velocità straordinaria. “La chiave di questo tipo di ingegneria - ha aggiunto Kurzweil - sta nella decodificazione della corteccia cerebrale, che possiede 22 miliardi di neuroni e 220 trilioni di sinapsi”. L’arduo compito potrebbe essere svolto da un supercomputer, dotato di un software capace di simulare i ragionamenti. Un programma del genere ancora non esiste, ma Kurzweil ritiene che ci siamo molto vicini.

A fare eco all'inventore statunitense c’è anche Dharmendra Modha, ricercatore dell’Almaden Research Center di San Josè a capo del programma di computeristica cognitiva dell’IBM. “Per almeno tre anni ancora non ci arriveremo – ha dichiarato Modha - ma la direzione di marcia è stata intrapresa”. A dimostrarlo è il fatto che il supercomputer dell’IBM ‘Sequoia’ punta a raggiungere, entro due o tre anni, la “velocità ritenuta necessaria, di 20 pentaflops al secondo”.

Eppure Terry Senjnowski, capo del laboratorio di neurobiologia al Salk Institute di San Diego, sostiene che Kurzweil abbia ragione nell’affermare che “un codice di circa un milione di righe potrebbe bastare per simulare le attività di un cervello umano". "Il disegno del cervello – spiega Kurzeil - è contenuto nel genoma, che ha sei milioni di bit, che equivalgono a circa 800 milioni di bytes prima della compressione, ma può essere ridotto a circa 50 milioni di bytes; ciò significa che mezzo cervello è 25 milioni di bytes, cioè un codice da un milione di righe”.

Essere a due o tre anni da questo traguardo, però, non significa ancora parlare di Singularity, alla quale si potrà arrivare solo fornendo la mente artificiale di addestramento e conoscenza. Si prevede quindi che per raggiungere lo storico obiettivo potrebbero servire sette o otto anni in più, ovvero non prima del 2020.

Non tutti però concordano su questa teoria. David Shenk, studioso di genetica ed autore di ‘The Genius in All of Us’, sostiene infatti che alla base del ragionamento di Kurzweil ci sia un errore dovuto ad un’errata conoscenza biologica. Secondo Shenk, infatti, il disegno del cervello non sarebbe contenuto nel genoma, ma si creerebbe negli anni sulla base dell’interazione fra le cellule, una materia di cui si sa ancora assai poco.

Chiunque dei due abbia ragione, una cosa è sicura: prima o poi la Singularity la si raggiungerà, è solo questione di tempo…

Antonino Neri

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