Youtube: ora è guardato a vista dai robot del copyright

Robot del copyright

Come dei cani da guardia, i Copyright Bot (robot del copyright) ora sono in agguato e bloccano i video in streaming che violano i diritti di autore, anche in diretta, ovvero mentre i filmati sono già stati avviati. Per Youtube e tutti i programmi di video sharing (come Upstream) potrebbe costituire un problema, con il quale ora la rete deve confrontarsi. Sempre più aziende infatti, (Vobile, Attributor, Audible, Magic, Gracenote, per citare qualche esempio), si stanno attrezzando con questi “Poliziotti algoritmici” per far sì che siano rispettati i loro diritti sul copyright.

Gli effetti di questa novità si stanno già facendo sentire: Michelle Obama è stata lasciata in sospeso, proprio nel bel mezzo del discorso alla Convention Democratica che suscitato grande partecipazione su Twitter; gli Hugo Awards, gli oscar della fantascienza, sono stati bloccati poco prima del discorso di Neil Gaiman. E persino il tanto atteso atterraggio di Curiosity su Marte è stato interrotto.

Lo stesso Gaiman ha scritto: “Ho pensato fosse un peccato enorme, e ridicolo. Ma penso anche che quanto accaduto metta in evidenza un possibile problema che sarà sempre più grande. Potenza della rete? Qual è il confine tra libertà di parola e violazione dei diritti di copyright? Internet deve chiederselo e darsi una risposta. O meglio, il popolo di Internet deve farlo. Anche perché le contraddizioni iniziano a diventare evidenti: Google ottiene un brevetto per riconoscere e catalogare gli oggetti nei video, ma ora ci sono degli strumenti che li bloccano se l’azienda ritiene siano scavalcati i suoi interessi. La privacy viene dopo questi interessi, dunque.

“Le compagnie che vendono questi sistemi di takedown automatizzato stanno davvero andando oltre i requisiti del Dmca (Digital Millennium Copyright Act, la legge statunitense sui diritti di Copyright, N.d.R.), e di conseguenza stanno favorendo gli interessi di antiquati operatori di media contro la libertà di espressione del pubblico sostiene con fermezza Parker Higgins, attivista dell’Electronic Frontier Foundation.

Uno strumento mascherato di censura per alcuni, un valido mezzo per difendere sacrosanti diritti per altri, dunque.

Qual è la verità? Al popolo del web l’ardua sentenza.

Roberta De Carolis

Cerca

Noi raccomandiamo Buono ed Economico