Robot calciatori, entro il 2030 batteranno gli umani?

calcio robot

Calciatori umani contro robot calciatori, chi la spunterà? Per scoprirlo dovremo attendere, ma c’è chi lancia una sfida: entro il 2030 i robot potrebbero battere i calciatori in carne ed ossa. A lanciarla è stato Andy Chang, responsabile dei sistemi di controllo robotici di National Instruments, secondo il quale nei prossimi anni gli androidi si evolveranno così rapidamente che, grazie anche a software più veloci e potenti, saranno in grado di sfidare l'uomo.

A margine del forum tecnologico dedicato alla progettazione grafica dei sistemi organizzato a Roma dalla National Instruments, Chang ha spiegato che “i robot umanoidi di oggi sono molto lenti e macchinosi, ma sono convinto che entro il 2030 saranno pronti a sfidare i campioni umani. "Il problema – ha aggiunto Chang - non è tanto la meccanica, che migliorerà certamente ma ha già raggiunto livelli molto importanti: il punto debole è la loro lentezza, causata dai lunghi tempi necessari all'elaborazione della grande quantità di dati necessari a determinare una decisione”.

Al momento quindi sembra che i robot calciatori – che hanno già il loro campionato mondiale, RoboCup – abbiano prestazioni ancora troppo limitate per un confronto uomo-macchina ma Chang ha sottolineato che “quando si sviluppa un nuovo programma robotico, vengono realizzate programmazioni ad hoc che richiedono mesi o anni di lavoro e che, al termine del progetto, risultano così specifiche da non poter più essere utilizzate per svilupparne di nuove. Si deve iniziare nuovamente da zero, o quasi”.

Robot calciatori vs uomini

Uno dei primi obiettivi da raggiungere sarà quindi rendere riutilizzabili le programmazioni attraverso piattaforme comuni e più semplici. “Inoltre – ha concluso il responsabile dei sistemi di controllo robotici di National Instruments - i ricercatori oggi sono costretti a spendere buona parte del loro tempo a capire come integrare la programmazione che sviluppano con la parte meccanica dei robot, dedicando solo il 20% del tempo allo sviluppo del software: bisogna cercare invece di invertire questa proporzione”.

Antonino Neri

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