Tassa su smartphone e tablet? No, solo equo compenso sui contenuti

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Ma quale tassa su smartphone e tablet? Quello di cui in realtà si discute in questi giorni è la norma relativa all'equo compenso per i produttori di contenuti, ossia l'adeguamento dei compensi al mutato contesto degli utilizzi e dell'evoluzione dei dispositivi elettronici, in linea con i principali modelli Europei.

Con una nota il ministero dei Beni culturali tranquillizza e smentisce le dichiarazioni di alcune testate nazionali che diffondevano tariffe inesistenti.

In buona sostanza, non è prevista alcuna tassa sui dispositivi di nuova generazione e "le ipotetiche tariffe pubblicate in merito agli aumenti di costo sono infondate"."La norma a cui si fa riferimento – si legge nel comunicato del ministero – è quella relativa all'equo compenso per i produttori di contenuti, regolata attraverso decreto ministeriale, in attuazione di una norma vincolante europea che impone rinnovi triennali. Il precedente decreto del 2009 è già scaduto e il ministro Massimo Bray sta lavorando a una soluzione condivisa, nel rispetto e nella difesa del valore del diritto d'autore, ascoltando tutte le categorie interessate per raggiungere una decisione equilibrata nell'interesse degli autori, dei produttori di smartphone e tablet e, soprattutto, dei cittadini fruitori degli stessi".

Nel dicembre scorso, Bray già firmò un decreto per adeguare l'equo compenso agli standard europei, ma a tutt'oggi l'entità della tassa non è ancora stata decisa. La soluzione, auspicano dal ministero, verrà presa di comune accordo con gli autori e i produttori di tecnologia. Il nuovo documento, infatti, era stato realizzato su spinta della SIAE con l'obiettivo di recuperare almeno in parte i guadagni persi a causa della pirateria, che finora è ha avuto un prezzo di ben 3 miliardi di euro e quasi 20mila posti di lavoro.

Confindustria Cultura Italia ha sottolineato come sia "priva di fondamento l'ipotesi per la quale l'industria culturale, gli editori e gli autori di questo Paese. Le cifre che circolano sui mezzi di informazione non corrispondono al vero e servono soltanto a creare disinformazione e inutili polemiche tra gli operatori".

Insomma, quello che è chiaro è che un adeguamento dei compensi per le riproduzioni personali a scopo privato di opere digitali è dovuto per legge e ad altro non serve se non a sostenere la nostra già malconcia cultura e tutti coloro che lavorano nel settore.

Germana Carillo

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