SIAE: da gennaio rincari sui prezzi di smartphone e tablet

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La SIAE potrebbe gravare ulteriormente sui dispositivi elettronici in grado di riprodurre contenuti multimediali coperti dal copyright. La richiesta è la conseguenza di un emendamento della Legge di Stabilità, tuttora in discussione alla Camera.

Se tale legge, dunque, dovesse essere approvata, già da gennaio smartphone e tablet potrebbero vedere maggiorato il proprio prezzo. La “tassa”, in realtà, è un equo compenso, una sorta di imposta che andrebbe tutta nelle tasche della Società Italiana degli Autori ed Editori. Questa già è applicata al fine di tutelare gli autori da possibili usi illeciti di musica o film o libri.

Secondo le stime, gli incassi aumenterebbero dagli 80 milioni ai 210 milioni di euro. Una somma considerevole che verrebbe sottratta non solo ai consumatori, ma anche all'industria dell'elettronica. Si passerebbe, dunque, dai 90 centesimi per ogni smartphone e tablet a 5,20 euro. Mentre le televisioni Personal Video Recorder raggiungerebbero i 5 euro e i computer 6. Ad ogni modo, verrebbero “tassati” tutti quei dispositivi in grado di generare copie private.

Una mossa che aumenta notevolmente la tassa attuale e che certo non agevola i consumatori che vorrebbero acquistare uno dei tanti dispositivi il cui prezzo è già piuttosto alto. L'iPhone, per esempio. In un documento rilasciato per la SIAE da Luca Scordino, consigliere della gestione della società, il famoso smartphone della Apple costerebbe più in Italia che in altri paesi europei. Come lui stesso scrive,è sufficiente visionare i dati (disponibili a tutti e dunque conoscibili con un minimo di diligenza) per comprendere che in Italia il prezzo degli smartphone è più alto di ogni altro paese comparabile ancorché il compenso per la copia privata sia enormemente più basso”. Il valore, per Scordino, dipenderebbe da chi crea i contenuti e non dal dispositivo. E aggiunge, riferendosi alla Apple e Samsung: “forse questi signori dei record su record di profitti potrebbero finalmente pagare in modo più adeguato chi quei profitti glieli fa fare”.

Pur non entrando nel merito della polemica, una considerazione va comunque fatta. Seppur vero che senza gli autori di qualsiasi settore artistico non ci sarebbe scambio o vendita di contenuti, tasse, equo compenso o imposte, come le si voglia chiamare, gravano sempre sulle tasche dei consumatori. Bene, forse sarebbe il caso di rivederne i punti di vista e considerare quelli di tutti.

Federica Vitale

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