Creare micro robot nuotatori per curare le malattie: la sfida è lanciata

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Cercare di ottimizzare il nuoto di micro robot”. Queste le parole con cui Luca Heltai, ricercatore della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, ha lanciato la sua sfida il 17 giugno nella stessa città di Trieste, in occasione di un appuntamento scientifico dove sono stati illustrati i principi della fluido-dinamica biologica, la materia che studia come e perché un microorganismo o un micro robot possono nuotare in un fluido biologico.

Heltai e colleghi hanno elaborato un software in grado di individuare i movimenti adatti ad un’efficiente navigazione per una serie di micro robot. Il principio di funzionamento nasce dal presupposto che la difficoltà incontrata da un oggetto molto piccolo a nuotare in un fluido è dovuta alla sua scarsa inerzia, che dipende dalla sua massa.

In particolare, più un corpo possiede massa trascurabile, più sarà difficile per lui spostarsi, soprattutto se incontra resistenza da parte del fluido in cui è immerso. Tale resistenza è imputabile essenzialmente alla viscosità, la quale, ad esempio, rende noi esseri umani quasi incapaci di nuotare nelle sabbie mobili.

Sulla base di queste considerazioni teoriche, i ricercatori hanno poi preso spunto dalle strategie messe in atto dai microorganismi per ottimizzare il loro nuoto, minimizzando l’energia spesa per compiere gli spostamenti.

''Cercare di ottimizzare il nuoto di micro robot - spiega dunque l'esperto - può essere molto importante. Basti pensare alle applicazioni in campo biomedico. Micro nuotatori, infatti, potrebbero trasportare medicinali all'interno del corpo umano, in maniera non invasiva e mirata. Oppure provvedere alla pulizia di arterie piccolissime''.

Roberta De Carolis

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