Retina artificiale: il cervello legge il Braille senza le mani

argusII

È possibile leggere il Braille senza usare le mani e il tatto? Il sistema di lettura dei non vedenti potrebbe essere rivoluzionato dalla nuova retina artificiale creata in Svizzera dalla Second Sight. Lo speciale dispositivo, chiamato Argus II, è in grado di captare i segnali luminosi inviando le informazioni sul Braille direttamente al cervello.

Argus II è già stato impiantato in più di 50 pazienti, molti dei quali, in base alle loro patologie, ora possono vedere i colore, il movimento e gli oggetti. Esso utilizza una piccola telecamera montata su un paio di occhiali, un processore portatile per tradurre il segnale dalla fotocamera elettrica, ed un microchip con elettrodi impiantati direttamente sulla retina.

Questa speciale retina artificiale permette dunque di leggere il Braille senza l'uso del tatto. Come? Gli elettrodi, impiantati sulla superficie della retina, riescono a captare gli impulsi luminosi e attraverso la stimolazione delle cellule nervose, trasmettono il codice Braille direttamente al cervello.

"In questo test clinico con un singolo paziente cieco, abbiamo bypassato la fotocamera che è l'ingresso abituale dell'impianto e abbiamo stimolato direttamente la retina. Invece di sentire il braille sulla punta delle dita, la paziente ha potuto vedere i modelli che avevamo progettato e quindi leggere singole lettere in meno di un secondo, con una precisione fino all'89%", ha spiegato il ricercatore Thomas Lauritzen, autore principale dello studio.

L'impianto visivo utilizza una griglia di 60 elettrodi attaccata alla retina, capace dunque di passare i modelli direttamente alle cellule nervose. "Non c'era alcun ingresso, tranne la stimolazione dell'elettrodo e la paziente ha riconosciuto le lettere Braille facilmente. Ciò dimostra che il paziente ha una buona risoluzione spaziale, perché avrebbe potuto facilmente distinguere tra i segnali di diversi singoli elettrodi,” ha continuato Lauritzen.

Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Neuroprosthetics.

Francesca Mancuso

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