Nature pubblica lo studio sul supervirus

virus nature

Supervirus, dopo aver ottenuto il via libera, Nature ha reso nota la ricerca dell'University of Wisconsin-Madison diretta da Yoshihiro Kawaoka, riguardante il virus dell'influenza aviaria, che opportunamente modificato si era rivelato letale. Allo stesso modo, a breve dovrebbe essere reso noto su Science l'altro discusso studio, realizzato da Ron Fouchier dell'Erasmus Medical Centre di Rotterdam.

Tale pubblicazione è stata a lungo messa in discussione, vista la sua pericolosità, sebbene il fine dei ricercatori fosse quello di poter studiare nuovi farmaci e nuovi vaccini. Il virus letale, una variante del virus H5N1 era stato reso pericolosissimo dopo 5 sole modificazioni genetiche. Allora, il responsabile della ricerca, Ron Fouchier affermò: "Ora sappiamo a quali mutazioni guardare in caso di un focolaio simile, in modo tale da fermare il focolaio stesso prima che sia troppo tardi. Inoltre, la scoperta potrà aiutarci a sviluppare in tempo le vaccinazioni e i farmaci."

Una vicenda piuttosto intricata. Lo scorso gennaio, il National Science Advisory Board for Biosecurity invitò le due pretigiose riviste Science e Nature ad evitare la pubblicazione dei contenuti degli studi.

Poco dopo, gli stessi ricercatori, proprio attraverso Nature e Science, proposero una pausa di 60 giorni e un forum internazionale per discutere sulla questione. La vicenda si conclude circa un mese fa, quando le autorità americane danno il via libera alla pubblicazione, elaborando però le linee guida sulla ricerca, che prevedono l'obbligo per la prima volta esteso a tutte le agenzie di ricerca federali degli Stati Uniti di valutare le proposte di ricerca per il loro doppio uso: i benefici per il pubblico e il rischio che vengano usate per minacciare la salute pubblica, l'agricoltura o l'ambiente in genere.

Le informazioni rese note su Nature da Kawaoka riguardano i meccanismi evolutivi del virus H5N1. Stando a quanto dicono gli esperti, sarebbero necessarie poche modifiche alla struttura di un recettore proteico per favorire la diffusione del virus da uomo a uomo. Al centro dell'attenzione dei ricercatori è finita la emoagglutinina (Ha), una proteina virale in grado di riconoscere i recettori cellulari umani nei tessuti polmonari.

Dopo aver condotto alcuni esperimenti sui furetti, gli scienziati hanno scoperto che alcuni ceppi mutati di H5N1 possono infettare gli animali e trasmettersi anche attraverso la saliva.

Partendo da tali esiti, si cercherà di analizzare per tempo le conseguenze legate alla potenziale diffusione di un virus letale e poterne anticipare le conseguenze.

Francesca Mancuso

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