Inventati i chip riutilizzabili di Dna

chipDNA

Secondo Melissa A. Schilling, tra le più influenti e affermate ricercatrici in materie economico-organizzative e autrice di testi fondamentali quali “Gestione dell’innovazione”, l’innovazione stessa non è che una ricombinazione originale di dati elementari già noti. Per questo, sostiene, è importante, specie all’interno di un'organizzazione fortemente innovativa, costituire anche team eterogenei, ovvero formati da persone con diversi background.

Dall’integrazione e dalla mediazione tra differenze, che porta necessariamente a ridiscutere concetti già noti per ciascuna delle parti intesa singolarmente, può nascere un’idea innovativa, un’idea vincente. Curioso come la stessa Schilling citi come esempio il funzionamento del DNA. Anche le mutazioni infatti, hanno origine da una ricombinazione degli elementi di base (noti) del codice genetico.

I tentativi di ricombinazione però presentano in questo caso diverse difficoltà anche di ordine tecnico, non facilmente risolvibili. Un processo di sintesi del DNA, oggi, è molto costoso, presentando oltretutto esiti incerti.

Proprio per questo la recente scoperta da parte di un gruppo di ricercatori della Duke University riveste particolare interesse: gli scienziati sono stati infatti in grado di ottenere un chip riutilizzabile per la sintesi del DNA.

Un tentativo fallito o dall’esito non soddisfacente quindi non costringerà un gruppo di ricerca a ripartire da zero: il vantaggio in termini di tempo e denaro, qualora i primi risultati venissero confermati, sarebbe certamente rilevante. La ricerca è stata presentata negli scorsi giorni in occasione dell’AVS Symposium, a Nashville, Tennessee.

Damiano Verda

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