Uomo su Marte: manuale del 'marsonauta' perfetto

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L'uomo su Marte e tutte le sfide che dovrebbe superare. Prima fra tutte la consapevolezza, tutta psicologica, dello stare per intraprendere un pericoloso viaggio di sola andata per un mondo lontano e del quale veramente poco si sa. Ed è noto come, ormai da alcuni anni, questa sfida sia stata colta dall'uomo con un certo impegno.

Tanto lavoro per affinare tecniche, preparare mezzi idonei per affrontare il viaggio e cercare il modo più appropriato per “sopravvivere” ad habitat ostili. “È qualcosa che viene dal cuore”, afferma Norbert Kraft, ufficiale medico di MarsOne.È una vocazione, come essere un reporter di guerra".

Mars One già da diverso tempo è all'opera per arruolare le persone “giuste” da inviare sul pianeta rosso. Non si tratta solo di finanziamenti o strumenti adatti ma anche di avere persone abili e capaci di affrontare una simile impresa. E Kraft lo sa bene, avendo alle spalle almeno di 20 anni di onorato servizio come medico nell'esercito austriaco e ora arruolato dalle agenzie spaziali per studiare l'idoneità degli astronauti per le missioni spaziali di lunga durata. Una vera e propria impresa perché la selezione e la preparazione di questi astronauti formerà equipaggi composti dai tipici supereroi che siamo abituati a vedere sullo schermo cinematografico di diversi film di fantascienza. Ma, quindi, di quali caratteristiche stiamo parlando? Come deve essere il marsonauta perfetto?

Prima di tutto, da non sottovalutare è l'aspetto fisico. Ed è infatti proprio questa la prima fase di selezione cui sono sottoposti i prodi volontari astronauti. Nessuna malattia, o disturbo deve far parte del background di queste persone. E, ovviamente, mantenere questa forma fisica di partenza è essenziale anche durante il viaggio. I criteri medici sono simili a quelli utilizzati dalle agenzie spaziali tradizionali e i candidati devono necessariamente certificati firmati da medici qualificati.

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Dallo stato di ottima salute all'eccellente preparazione. Ecco perché è necessario un colloquio simile a quelli che, in genere, si sostengono per ogni nuovo lavoro. Una fase, questa, già sostenuta da oltre 660 persone provenienti da tutto il mondo proprio il mese scorso. Ovviamente, si tratta di un puro colloquio conoscitivo perché la vera formazione viene dopo, quando occorre acquisire tutte le informazioni di base da applicare durante la missione. “In questa fase filtriamo le persone che non hanno idea di dove stanno andando, cosa stanno facendo, che cosa sta accadendo", spiega Kraft. Essenziale, naturalmente, è capire anche il motivo per cui si sta scegliendo di affrontare un simile viaggio.

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Ma una missione è soprattutto un lavoro di gruppo. Fondamentale, quindi, è formare un equipaggio all'interno del quale le persone siano capaci di collaborare, lavorare con calma e in modo sicuro, in circostanze talvolta pericolose e senza litigi. E, precisiamolo, con un ritardo di risposta dalla Terra, da parte del controllo della missione, di 40 minuti. Questo fa sì che il team debba essere affiatato e pronto a fronteggiare qualsiasi emergenza. A tale scopo, i candidati saranno invitati a sessioni di formazione per dare vita ad una serie di sfide di gruppo per dimostrare la praticità nel lavorare insieme. Ogni equipaggio, inoltre, sarà composto da persone di diverso sesso, personalità e abilità. "Ho un gruppo perfetto in mente", chiarisce Kraft. "Si potrebbe essere l'astronauta perfetto, ma non in grado di lavorare con il gruppo, e ciò potrebbe essere completamente inutile. È il gruppo perfetto non l'individuo che sto cercando".

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E, infine, l'aspetto forse più difficile da considerare: l'isolamento. Determinante se si pensa che i potenziali astronauti si troveranno a convivere su veicoli spaziali e in completo isolamento per settimane. Un esperimento già condotto dal progetto Mars500, durante il quale gli astronauti simularono un viaggio di 500 giorni, in completo isolamento. Per questo è fondamentale che si formi un gruppo e che le varie personalità collimino. “È interessante quello che una camera di isolamento produce su una persona", spiega Kraft. "Si tirano fuori la personalità e le caratteristiche di ognuno di noi".

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Una volta superate queste fasi di selezione, si entra nel vivo nella preparazione. Una formazione psico-fisica che può durare fino a 10 anni per far proprie le competenze necessarie per raggiungere Marte e intraprendere una vita marziana. Gli aspiranti marsonauti “devono dimostrare nel corso di questi 10 anni di formazione, di studio e di sfide, che sono pronti a partire", conclude Kraft.

E voi, siete pronti a partire?

Federica Vitale

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