Uomo su Marte: la Nasa propone l'ibernazione degli astronauti

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E se l'uomo su Marte vi giungesse dopo un periodo di ibernazione? È quello che sta progettando di fare la Nasa, sostenendo di voler inserire i propri astronauti in uno stato di ibernazione artificiale durante le missioni con equipaggio umano sul pianeta rosso. Tale sonno profondo, infatti, o torpore terapeutico, sarebbe in grado di ridurre le funzioni metaboliche dei marsonauti, rendendo le missioni più semplici da eseguire e meno costose da organizzare.

L'ingegnere aerospaziale Mark Schaffer dello SpaceWorks Enterprises di Atlanta, in Georgia, ha proposto questo progetto proprio la scorsa settimana, nel corso dell'International Astronomical Congress di Toronto, in Canada. "Il torpore terapeutico è, in teoria, eseguito sin dal 1980 e, dal 2003 in realtà, è stato un punto fermo per i pazienti critici nella cura dei traumi negli ospedali", ha riferito Schaffer. "Esistono protocolli nella maggior parte dei centri medici per indurre l'ipotermia terapeutica sui pazienti, al fine di tenerli in vita sostanzialmente fino a quando non sono in grado di sottoporsi al tipo di trattamento di cui hanno bisogno".

Finora, tuttavia, non vi è stata alcuna necessità di indurre gli individui al torpore terapeutico per più di sette giorni. Ma l'ipotesi che ciò possa essere fatto preventivando un viaggio su Marte con equipaggio umano, si fa interessante. Soprattutto alla luce del fatto che questo potrebbe richiedere un periodo di tempo che varierebbe dai 90 ai 180 giorni. E, nel frattempo, la fase dormiente potrebbe essere accompagnata da un'alimentazione per via endovenosa.

Per indurre l'equipaggio marziano alla fase di torpore, verrebbe utilizzato un sistema chiamato RhinoChill. Questo abbassa la temperatura corporea di circa un grado ogni ora, introducendo lentamente un refrigerante attraverso il naso. La prospettiva di un “letargo indotto” per le missioni spaziali con equipaggio umano è particolarmente interessante perché favorirebbe l'organizzazione di viaggi nello spazio meno costosi. Le navicelle spaziali, infatti, potrebbero essere più piccole in quanto non vi sarebbe bisogno di creare spazio per la preparazione del cibo o l'allestimento delle attrezzature sportive per le attività di mantenimento degli astronauti. I progetti, dunque, prevedono un semplice habitat nel quale si garantirebbe la forza gravitazionale artificiale necessaria per prevenire la perdita ossea e muscolare.

Lo studio dimostra che, nel complesso, la quantità di volume pressurizzato necessario per un equipaggio in fase di sonno profondo potrebbe essere ridotta di cinque volte e la quantità totale di massa necessaria di cibo acqua scivolerebbe a tre volte il fabbisogno. Ciò significa che un equipaggio “in letargo” necessiterebbe di quasi la metà degli approvvigionamenti richiesti dalle consuete missioni, tagliando il necessario da circa 400 tonnellate a 220. "Ciò renderebbe il lancio molto meno pesante", ha precisato Schaffer.

Ma le conseguenze sulla salute?

Federica Vitale

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