Legalize Love: Google contro l'omofobia

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Legalize love: ecco l’iniziativa di Google, che si schiera con i gay e il loro diritti. “I diritti di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender sono diritti umani. Con questo motto Mountain View intraprende una campagna di sensibilizzazione che è partita da Singapore e Polonia, paesi che ostacolano fortemente le unioni omosessuali. Forse non è solo la filantropia a muovere la dirigenza del più famoso motore di ricerca del mondo, ma in ogni caso le azioni sono decise e ripetute.

Google è un’azienda con dipendenti in tutto il mondo e naturalmente tra di loro non mancano gay e lesbiche, e non in tutti i paesi dove risiedono uffici della compagnia gli omosessuali sono ben accetti, anzi: in alcuni non solo sono osteggiate le loro unioni, ma anche mal vista la loro presenza. Chiaramente questo genera in questi lavoratori malessere, e pertanto assumere o trasferire omosessuali nelle nazioni poco tolleranti è difficile e a volte costoso (può capitare infatti che qualcuno chieda una compensazione economica a fronte di una condizione di vita ritenuta poco piacevole).

“A Google incoraggiamo la gente a portare loro stessi a lavorare. In tutti i nostri 60 uffici di tutto il mondo ci siamo impegnati a coltivare un ambiente di lavoro in cui i dipendenti possano essere loro stessi e prosperare –spiegano infatti i portavoce- Vogliamo anche che i nostri lavoratori abbiano la stessa esperienza al di fuori dell’ufficio, come a lavoro, e per la comunità Lgbt, (acronimo per Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, N.d.R.) che tutti siano sicuri e accettati ovunque si trovino”.

La compagnia in realtà è impegnata da molto tempo per i diritti degli omosessuali. Per il tradizionale Gay Pride del mese di Giugno, ad esempio, l’azienda ha fuso il suo logo con la celeberrima bandiera della pace, diventata simbolo delle lotte per i diritti gay. “Fino ad oggi nel 2012, 1500 Googlers (utenti di Google, N.d.R.) hanno marciato durante i Gay Pride –sottolineano ancora i portavoce aziendali- tra cui Boston, Chicago, New York, San Francisco, San Paolo, Tel Aviv e Varsavia”.

Google ormai ha un potere economico di indubbio valore. Se le pressioni dell’azienda continueranno è possibile che i governi possano riflettere. A partire dall’Italia, che di certo non brilla per tolleranza sotto questo punto di vista.

Roberta De Carolis

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