Facebook: fa bene all'umore

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Più felici su Facebook. Il noto social network, secondo uno studio condotto da Giuseppe Riva dell’Università Cattolica di Milano sarebbe un toccasana per l'umore.

Un fenomeno senza precedenti quello avviato da Mark Zuckerberg, per la sua portata e per la capillarità con cui si è inserito nella società e nei rapporti sociali. Anche per questo gli esperti della Cattolica hanno cercato di capire se ed in che modo Facebook possa influenzare il nostro umore.

Lo studio si è dunque soffermato sugli aspetti psicologici legati al social network, e la cosa più imporante emersa dall'indagine è stata la possibilità da parte dell'utente di sentirsi parte di qualcosa, di esserci e di non essere da solo. Una sensazione, un modo di sentirsi più al sicuro.

E non si tratta di chiacchiere. Gli studiosi infatti hanno preso in esame parametri psichici e fisici tra cui la dilatazione del volume del polso al passaggio del sangue, l'elettroencefalogramma, l'elettromiografia, il controllo dell'attività respiratoria in 30 soggetti sani effettuati durante i 3 minuti in cui essi venivano “esposti” ad una presentazione di panorami naturali (condizione di rilassamento), visione dell'account personale di Facebook, e ad una condizione di stress durante un test di matematica.

L'analisi statistice dei dati psicofisiologici e della dilatazione delle pupille ha dunque indicato che l'esperienza di Facebook è stata significativamente lontana dallo stress e vicina al rilassamento. Inoltre, i segnali biologici hanno rivelato che l'uso di Facebook è in grado di evocare uno stato psicofisiologico caratterizzato da elevata valenza positiva e da alta eccitazione.

Giuseppe Riva, docente di Psicologia della comunicazione e Psicologia e nuove tecnologie della comunicazione in Università Cattolica, da tempo si occupa della questione. Qualche tempo fa aveva spiegato: "Se analizziamo la storia del computer, ci accorgiamo che è nato come strumento di calcolo. Progressivamente, con l’e-mail, è diventato uno strumento per comunicare. Con i social network ha reso visibili le conoscenze implicite presenti all’interno di un gruppo".

Grazie al social network, oltre alle interazioni socialer a cambiare è stato anche il processo di condivisione della conoscenza che "è lasciato al singolo: in Facebook sono io che racconto chi sono, i miei amici, poi, possono commentare ed eventualmente smentirmi. Per contro, sono io a decidere chi inserire tra i miei contatti".

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Cyberpsycholog, Behavior and Social Networking.

Francesca Mancuso

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