Legge Fava: bocciato il SOPA italiano

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Non passa, dalla "Legge comunitaria", la norma ribattezzata come "bavaglio al web" secondo la quale un "qualunque soggetto interessato", e non più solo le autorità competenti, avrebbe potuto chiedere al provider la rimozione su internet di informazioni da lui considerate illecite.

Secondo lo stesso provvedimento, inoltre, il fornitore del servizio avrebbe anche avuto l'obbligo di monitoraggio preventivo delle attività o dei contenuti potenzialmente lesivi o, altrimenti, ne avrebbe risposto penalmente.

La norma, introdotta in commissione alla Camera su iniziativa della Lega e frutto di una proposta del deputato Giovanni Fava, è stata bocciata dall'Aula con l'approvazione di sei identici emendamenti soppressivi. Per questi: 365 i voti a favore, 57 i contrari e 14 le astensioni.

Il web italiano può tornare a respirare: l'articolo 18 del Caroccio era infatti stato approvato in sede di commissione delle Politiche Ue. Molti, in sostanza, lo avevano già etichettato come una specia di "Sopa" italiano, la proposta americana di legge antipirateria che nei giorni scorsi ha provocato un'insurrezione sul web.

Tanto che la rete aveva cominciato a mobilitarsi per replicare alla "censura". Non a caso, forse, visto che, secondo gli emendatori, la legge in discussione mercoledì alla Camera avrebbe avuto come conseguenza che chiunque avesse scritto a un server o un provider avrebbe ottenuto l'oscuramento di una notizia o di qualsiasi altro contenuto, compresa la pubblicità. Nel mirino ci sarebbero finiti tutti gli internauti e i loro cari social network, come Facebook e Twitter.

Sono stati circa 400 i blogger, giornalisti, imprenditori e associazioni che nei giorni scorsi avevano inviato una email ai deputati chiedendo loro di cassare l'emendamento Fava: "Se è importante la difesa del diritto d'autore questa non può avvenire a scapito dei diritti degli utenti e degli hosting provider (siti come Wikipedia, Google, Facebook) che saranno costretti ad una rimozione 'selvaggia' di contenuti", come si legge su Diritto.net.

A nulla sono serviti gli appelli del deputato leghista, promotore dell'emendamento e di Confindustria Cultura Italia, secondo cui la norma avrebbe sanato "un vizio legislativo italiano, perché l'obiettivo "è tutelare i mercati legali, non l'abuso".

Un corono unanime, quello pronunciato da Pdl, Pd (compresi i Radicali), Udc, Fli, Idv e Api contro il provvedimento, che ha il sapore della libertà per la cosiddetta "nuova informazione", e che fa eco a una sentenza della Corte di giustizia europea di Strasburgo, quando nel novembre scorso, in un caso nato dal tentativo di imporre filtri che impedissero download illegale, aveva ribadito il divieto di imporre a un provider Internet un obbligo generale di sorveglianza.

La notizia giunge a poche settimane dalla chiusura da parte del governo federale Usa del popolare sito web per la visione di video in streaming, Megaupload, con l'accusa di violazione del diritto d'autore.

Il portale, un cyberlocker - cioè un servizio di Internet hosting che gli utenti usano per stoccare file - avrebbe provocato secondo le autorità statunitensi un danno di oltre 500 milioni di dollari di mancati introiti ai detentori del copyright sui vari file scaricati illegalmente.

Augusto Rubei

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