Il discorso sullo stato dell'Unione. Obama: "È giunto il nostro momento Sputnik"

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Ci ha abituati agli slogan Barack Obama. Da quello 'Yes, we can' con il quale, a detta di tutti, vinse le presidenziali americane, oggi, a metà percorso del suo mandato, sprona gli astanti con un 'Win the future'. Accade in occasione del solenne discorso sullo stato dell’Unione, un appuntamento che si tiene ogni anno e previsto dalla costituzione americana. Trasmesso a reti unificate, il Presidente degli Stati Uniti illustra gli obiettivi programmatici che intende perseguire. Ad ascoltarlo, tutte le più alte cariche.

Quest’anno, grazie anche a questo discorso illustrativo, Obama è risalito nei sondaggi di opinione. Forse, la sua sete di collaborazione, anche con i repubblicani, è stata determinante. L’obiettivo, infatti, è quello di lavorare per poter superare insieme le incognite del “mondo che cambia”. Non è un caso, probabilmente, che John Kerry, l’ex candidato democratico alla Casa Bianca, e John McCain, suo alterego repubblicano, siano seduti accanto.

I punti cardine del programma del 44esimo presidente degli Usa sono impegnativi: investimenti nell’innovazione e nell’istruzione, nell’energia pulita e nelle infrastrutture. Ma la parola chiave del discorso sembra essere "jobs", nuovi posti di lavoro. Per ben 25 volte Obama ha pronunciato questa parola. Con forza. Con decisione. Sono dati confermati quelli che vedono al 10 per cento il tasso di disoccupazione; pochi e lievi i miglioramenti. E solo alcuni stati a beneficiarne. “Jobs”: è da qui che bisogna partire.

Decisa e ricca di significati la metafora: “È giunto il momento Sputnik per la nostra generazione”. Barack Obama si riferisce alla gara per il predominio spaziale; quella che, in prima battuta, fu vinta dai sovietici mezzo secolo fa. Fu solo un ritardo. Determinante. Ma l’allora presidente John Fitzgerald Kennedy confortò l’orgoglio americano ipotizzando l’uomo sulla Luna entro il 1970.

Ci riuscirono, gli americani. Il sogno si era avverato, l’ordine si era ristabilito. Continua Obama: “Quando i Sovietici ci superarono con il lancio dello Sputnik, le conoscenze scientifiche non c’erano e la Nasa non esisteva”. Questa è la prova che gli americani possono dove vogliono. Non è stato toccato l’argomento Marte, ma si è certi che il programma spaziale non trascura questo nuovo traguardo.

Un mondo che cambia”. L’America dell’epoca Obama accetta la speranza. Non senza qualche dubbio ed esitazione. Sebbene resti la certezza di un qualcosa che, con lo sforzo collettivo, si può ottenere: “Win the future”.

Federica Vitale

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