Ciao Steve

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Un bambino conteso, un po' ribelle, che da ragazzo lasciò l'università dopo soli 6 mesi, cercando la sua strada ma seguendo comunque i corsi che a lui sembravano più interessanti. La madre, troppo giovane, lo diede in adozione, facendo promettere alla nuova famiglia di dargli la possibilità di iscriversi all'università. Sforzi vani, perché il giovane Steve aveva ben altri progetti, altre speranze.

Aveva guardato avanti, Steve Jobs, molto più dei suoi coetanei. Dalla sua fervida mente, proiettata al futuro sono uscite le più grandi innovazioni degli ultimi anni. Dai primi Mac all'iPod, che ci ha consentito, cosa del tutto nuova, di portare con noi, in tasca, migliaia di canzoni, fino agli iPhone, l'ultimo appena presentato dal 'collega' Tim Cook, a cui ha lasciato le redini della sua amata Apple. E poi il tablet, l'iPad, che ha fatto strabuzzare gli occhi a tutti, e che vanta numerosi tentativi di imitazione, non sempre riusciti.

Ma Steve non aveva fatto i conti con la malattia che in un futuro non troppo lontano lo avrebbe ucciso. Ancora troppo giovane. 56 anni sono pochi per chi ha ancora tanto da dare. "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente prima o poi avrai ragione". Jobs amava questo aforisma

"Impossibile unire i puntini guardando al futuro, potete unirli solo guardando all'indietro" aveva detto nel corso dell'ormai celebre discorso pronunciato nel 2005 davanti alla platea di studenti dell'Università di Stanford. Ma la realtà è stata diversa. Un geniale visionario, paragonabile, secondo molti, a grandi nomi della storia, a JFK, a Martin Luther King, a John Lennon.

Aveva anche aggiunto che occorre avere fiducia nel futuro, essere affamati e fiduciosi verso il futuro: "Stay hungry, stay foolish". E questo è ciò che davvero fa la differenza. L'ha fatta per Steve Jobs, potrebbe farla per tutti. E se lo dice lui, noi ci crediamo.

Ciao Steve.

Francesca Mancuso

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