Un bagnetto nelle gelide acque dell'Artico: merito della tecnologia

ghiacciai polosud

Immaginate di essere uno dei 6.000 passeggeri a bordo di una nave da crociera nel Mar Glaciale Artico, al largo della Groelandia. L'imbarcazione colpisce un iceberg e comincia ad affondare. Dovreste ritenervi fortunati se avete la stessa fisiologia di Leis Pugh, l'uomo capace di farsi un chilometro a nuoto nel lago glaciale del Khumbu, che sorge a 5.300 metri di quota ai piedi del Pumori e dell’Everest.

Un'impresa mozzafiato, poichè l’atleta si è immerso nelle gelide acque himalayane indossando solo costume, cuffia e occhialini, e ha nuotato per 22 minuti e 51 secondi. Ecco, nessuno è come Lewis Pugh. Quindi, facendo parte della categoria dei comuni mortali potreste cominciare a pregare o a imprecare, poi scendere in uno stato di shock e, forse, abbandonarvi alla morte prima che arrivino i soccorsi.

Per questo la scienza, da anni, e alla luce del drastico scioglimento dei ghiacci dovuto agli effetti del cambiamento climatico, il che ha spinto numerose multinazionali a spostare i loro progetti nei ghiacciai del Nord, ha cominciato a studiare più approfonditamente la resistenza umana a certe temperature. Nonchè le possibili attrezzature tecnologiche in grado di facilitare l'esplorazione di regioni tanto ostiche.

quanto sta accadendo, più o meno, all'interno degli studi di ricerca che da tempo si concentrano sulla resistenza umana in ambienti off limit in relazione ai viaggi interplanetari. La materia, riguardo allo spazio, si riconduce spesso a un solo nome, e un solo pianeta: Marte.

Uno dei massimi esperti del settore, e torniamo allo studio delle temperature artiche, è Michael Tipton, fisiologo dell'Università di Portsmouth, nel Regno Unito, che da anni, giorno e notte, si dedica allo studio delle risposte fisiologiche umane alle condizioni estreme presentate da aria e acque gelide.

Nei giorni scorsi ha tenuto una conferenza stampa illustrando l'esigenza la necessità d'indossare attrezzature ad hoc per l'esplorazione del mar Artico. Ha evidenziato il bisogno di compiere ulteriori passi nel campo tecnologico attraverso la progettazione di dispsitivi che siano in grado di proteggere l'uomo da temperature mortali.

Faerevik ha inoltre sottolineato che la nostra capacità di sopravvivere in acqua fredda, per esempio, dipende da una complessa interazione tra singole variabili umane (come grasso corporeo, età, sesso, condizione fisica e mentale e livello di idratazione), la durata dell'esposizione al gelo, il livello di produzione di calore dal corpo, eccetera.

"L'uomo è un animale tropicale - ha detto -. Abbiamo utilizzato il nostro intelletto, la tecnologia, per sopstarlo fuori dei tropici". Ora, inventiamoci qualcosa per farlo sopravvivere.

Capablanca

Leggi anche:

- Riscaldamento globale: un 2011 da record per le temperature

- Riscaldamento globale: ha cambiato anche la scelta delle meta delle vacanze

- Riscaldamento globale: la temperatura della Terra potrebbe tornare ai valori di 100 milioni di anni fa

Cerca

Noi raccomandiamo Buono ed Economico