Gli alieni aspetteranno: sospeso il programma americano SETI

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La ricerca sulla vita extraterrestre subisce una battuta d’arresto. È stata infatti decisa la sospensione di uno dei pilastri del programma SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence), il grande progetto che da oltre 50 anni tenta di captare segnali radio provenienti dallo spazio alla ricerca di forme di vita extraterrestri, ricerche finora vane.

Proprio in una fase in cui la ricerca sembrava prossima ad una svolta (grazie all’ottimo lavoro svolto dal telescopio NASA Kepler) l’Allen Telescope Array (ATA) - una rete di 42 parabole installate nei pressi di Hat Creek, nel nord della California si è vista chiudere i rubinetti. “Non ci sono più soldi per proseguire la ricerca”, ha dichiarato Tom Pierson dell’Istituto SETI. Le parabole sono state quindi messe in stato d’ibernazione, in attesa che la situazione migliori.

Finora – si legge sul sito dell'Inaf - l’ATA ha goduto dei finanziamenti erogati dal miliardario Paul Allen, co-fondatore di Microsoft, e dei fondi della Berkeley University, ottenuti tramite la National Science Foundation e lo Stato della California. Le casse federali però piangono, e per andare in cerca degli alieni 2,5 milioni di dollari all’anno sono tanti, troppi, specie in tempo di crisi. SETI comunque non sta ammainando bandiera bianca: sta cercando di convincere la US Air Force a fornire un po’ di fondi, anche perché la ricerca di segnali radio dall’universo potrebbe essere utile anche all’aeronautica per monitorare i detriti spaziali. E fa appello ai suoi fan perché facciano una donazione. Il passaparola in rete è già partito, e ci sono buone probabilità di raggiungere i 5 milioni di dollari necessari ad un progetto biennale di osservazione sui pianeti candidati scoperti dalla sonda Kepler.

Anche l’Italia dà il proprio contributo alla causa del SETI con la stazione di radioastronomia di Medicina. “A differenza dell’Allen Telescope Array – spiega Stelio Montebugnoli, ricercatore dell’INAF-IRA di Bologna - che viene puntato a comando per inseguire le sorgenti radio ‘sospette’, il radiotelescopio di Medicina è dedicato interamente alle osservazioni astronomiche schedulate, anche se allo stesso tempo controlla eventuali interferenze radio che potrebbero minacciare la sua operatività. In pratica – aggiunge Montebugnoli - la caccia a forme di vita extraterrestre è un effetto parallelo, a costo zero, della nostra ricerca in campo radioastronomico”.

Tuttavia, anche a Medicina per il momento di alieni nemmeno l’ombra. “Non abbiamo ancora trovato niente. Intanto però abbiamo tenuto sotto controllo le interferenze radio dall’universo, ed il futuro potrebbe sempre riservarci delle sorprese, ha aggiunto Montebugnoli. “Il fatto che SETI si sia rivelato un buco nell’acqua non significa che là fuori non ci sia nessun altro. Potrebbe voler dire che abbiamo guardato nel punto sbagliato, nel momento sbagliato o nel modo sbagliato”.

I ricercatori, in effetti, hanno esaminato appena un miliardesimo dello spazio e delle frequenze che potrebbero rivelare la presenza di eventuali extraterrestri, e la nostra galassia conta ben 50 miliardi di pianeti. La vita sulla Terra, inoltre, è la prova che la probabilità che su un pianeta si possa sviluppare la vita è diversa da zero. “Peraltro – conclude Montebugnoli – indipendentemente dal fatto che il SETI riesca o meno a rispondere alla domanda se siamo soli nell’universo, rimane un programma estremamente importante per le sue ricadute tecnologiche. Sono fiducioso che l’ATA troverà industrie disposte a sostenerne le spese”.

Antonino Neri

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