Terra: perche' non e' arida come Venere nonostante le somiglianze?

superficie venere

Venere e la Terra sono stati a lungo considerati molto simili. Tuttavia, a differenza della Terra, Venere è arido come una pietra. Secondo un team giapponese, la distanza di entrambi i pianeti dal Sole è in grado di spiegare la loro diversa evoluzione.

Secondo Keiko Hamano, dell'Università di Tokyo, e i suoi colleghi, i pianeti rocciosi come Venere, ricevono calore dalla stella vicina. Questi si sarebbero raffreddati molto lentamente, permettendo all'acqua di fuoriuscire nello spazio circostante, causando un completo inaridimento del pianeta.

Tuttavia, i pianeti rocciosi formatisi oltre una certa distanza critica dalla propria stella, come la Terra, si sarebbero anche raffreddati rapidamente, intrappolando l'acqua nella roccia e lasciandola in forma liquida sulla superficie.

Venere ha dimensioni simili a quelle del nostro pianeta: ha il 95 per cento del suo diametro e l'80 per cento della sua massa. Inoltre, Venere è il secondo degli otto pianeti del Sistema Solare in base alla distanza dal Sole. Si trova, infatti, tra Mercurio, il più vicino, e la Terra. Essi fanno parte del gruppo dei cosiddetti "pianeti terrestri" che, probabilmente, si formarono grazie a del materiale roccioso simile e, possibilmente proveniente dallo stesso fenomeno, definito " di accumulo", avvenuto circa 4,6 miliardi di anni fa. Nell'ambito di questo processo, un impatto molto potente, come un bombardamento di meteoriti, sottopose il pianeta a fusione, producendo un oceano di magma che, in seguito, si solidificò per raffreddamento. Come la Terra, presumibilmente anche Venere ospitava grandi quantità di acqua nel suo passato remoto.

Perché in seguito sia diventato uno dei più aridi pianeti del sistema solare, mentre al contrario la Terra ha favorito la comparsa degli oceani? È il quesito al quale cercano di rispondere gli scienziati guidati da Keiko Hamano, secondo i quali i pianeti terrestri possono essere suddivisi in due tipi distinti, a seconda della loro evoluzione durante il processo di solidificazione. Un gruppo di pianeti, infatti, di tipo I, si sarebbe formato oltre una certa distanza critica dalla sua stella, solidificandosi in pochi milioni di anni. La maggior parte dell'acqua prodotta durante la formazione, dunque, si sarebbe mantenuta e avrebbe contribuito a formare i primi oceani. Al contrario, nel secondo gruppo di pianeti, ossia quelli di tipo II formatisi all'interno di tale zona critica, l'oceano di magma sarebbe persistito più a lungo, fino a oltre 100 milioni di anni. E, sebbene avessero ospitato una quantità di acqua iniziale paragonabile a quella della Terra, questa si sarebbe prosciugata durante il processo di solidificazione.

Secondo i ricercatori, è possibile classificare la Terra all'interno del primo tipo, mentre l'appartenenza di Venere non è ancora ben chiara, perché la sua distanza orbitale è vicina alla distanza critica dalla stella in questione. Tuttavia, le sue caratteristiche, e in particolare la sua aridità, fanno di Venere un pianeta tra i più rappresentativi del secondo tipo. L'abitabilità della Terra e l'inospitalità di Venere, quindi, potrebbero realmente rappresentare il risultato inevitabile della loro posizione rispetto al Sole. E se questo dovesse essere lo scenario, i criteri di abilità potrebbero essere attribuiti anche agli esopianeti i quali, come ben sappiamo, costituiscono la vera sfida per le prossime generazioni di astronomi.

Federica Vitale

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