Vita aliena, esopianeti: la zona abitabile e' piu' lontana dal sole

esopianeta abitabile

Dove esiste acqua allo stato liquido, là può esserci la vita. Partendo da questo presupposto i ricercatori della Penn State University hanno cercato di definire più precisamente la cosiddetta zona abitabile, ossia quell'area di un sistema solare che si trova né troppo vicino né troppo lontano rispetto al sole per garantire le condizioni adatte alla vita.

Una delle caratteristiche più importanti che un pianeta alieno deve avere è il suo rientrare all'interno della zona abitabile. Ciò lo rende potenzialmente adatto ad ospitare la vita. Ora gli scienziati hanno ridefinito i confini della zona abitabile dei pianeti, e ciò farà sì che alcuni esopianeti dapprima non considerati abitabili potrebbero invece essere candidati alla vita.

"Ciò avrà un impatto significativo sul numero di pianeti extrasolari che si trovano all'interno della zona abitabile", ha detto il team leader della ricerca Ravi Kumar Kopparapu della Penn State University.

La zona abitabile definisce la regione dove un pianeta potrebbe essere in grado di trattenere l'acqua liquida sulla sua superficie. Più un corpo è vicino alla sua stella più l'acqua evapora, e più lontano si trova più si trasforma in ghiaccio. Ma l'acqua allo stato liquido è quello che gli scienziati considerano un prerequisito per la vita.

Utilizzando i dati più recenti, gli scienziati della Penn State hanno sviluppato un modello aggiornato per determinare se i pianeti scoperti rientrano in una zona abitabile. Il lavoro, descritto in un articolo accettato per la pubblicazione su Astrophysical Journal, si basa su un modello precedente realizzato da James Kasting, professore della Penn State, che offriva un calcolo più preciso del luogo in cui le zone abitabili possono trovarsi rispetto al loro sole.

Confrontando le nuove stime col modello precedente, il team ha scoperto che le zone abitabili sono in realtà più lontane dalle stelle di quanto si pensasse. “Questo ha implicazioni per la ricerca di altri pianeti che potrebbero ospitare la vita”, ha detto Kopparapu.

Utilizzando poi i dati, il team è stato in grado di calcolare le zone abitabili attorno ad altre stelle. Il nuovo modello ha già constatato che alcuni pianeti extrasolari precedentemente ritenuti all'interno di zone abitabili potrebbero non esserlo, e viceversa.

Inoltre, la nuova tecnica potrebbe anche aiutare gli scienziati nelle ricerche già in corso. Ad esempio, il modello può essere utilizzato per vedere se i pianeti scoperti dalla missione Kepler della Nasa sono all'interno di una zona abitabile.

La missione Kepler ha trovato più di 2.000 potenziali sistemi che potrebbero essere studiati. Con sorprese ad attenderci proprio dietro l'angolo.

Francesca Mancuso

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