Nasa: uno scudo protettivo per difenderci dalle tempeste solari

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È ormai noto che le tempeste solari sono sempre più frequenti. Sebbene inaspettate, oggi si sta approntando un sistema che sia in grado di minimizzare i danni causati dalle perturbazioni elettromagnetiche nell’atmosfera. Il progetto si deve alla Nasa, che ha sviluppato un dispositivo in grado di riconoscere una particolare forte ondata di energia solare lontana circa 93 milioni di miglia dalla Terra.

Si tratta della GIC, corrente geomagneticamente indotta, ovvero una porzione della massa della corona solare letteralmente scagliata in direzione del nostro pianeta. Ciò, secondo gli esperti, causerebbe un forte impatto con l’atmosfera terrestre che, a sua volta, provocherebbe uno spostamento nel campo magnetico del pianeta. Inoltre, le potenti correnti elettriche generate da questo brusco movimento improvviso sarebbero lanciate contro la stessa superficie terrestre.

Insomma, il sistema dell’agenzia spaziale americana somiglia ad un vero e proprio scudo solare. Dotato di trasformatori, i quali dovrebbero contenere l’energia costantemente emessa, anche se, spiegano alcuni tecnici della Nasa, "questi sarebbero molto costosi e difficilmente riparabili in caso di guasti". Inoltre, la Terra rimarrebbe sotto costante minaccia e, dunque, priva di difesa dalle scariche di energia durante l’intero arco di tempo necessario alla loro riparazione.

La Nasa ha ideato un piano in cui sarà possibile ipotizzare dove e quando le tempeste potrebbero nascere prima di raggiungere l’atmosfera. Il SOHO (Solar & Heliospheric Observatory) e le due navicelle STEREO (Solar Terrestrial Relations Observatory) saranno così in grado di identificare la massa coronale espulsa (CME-Coronal Mass Ejection) verso la Terra, creando un’immagine 3D che possa aiutare gli astronomi a misurarne la potenza e a determinarne la direzione.

Il viaggio del CME dal Sole alla Terra dura dalle 24 alle 48 ore, a seconda della sua intensità. Una volta intercettata la tempesta solare, la navicella spaziale ACE (Advanced Composition Explorer), grazie ai suoi sensori, ne rileverebbe la velocità, il campo magnetico e la densità già ad una distanza di 930.000 miglia dalla Terra. In meno di mezz’ora, dunque, la Nasa assicura la possibilità di calcolare con una discreta precisione il luogo di impatto della GIC. Ciò ridurrebbe il periodo di tempo durante il quale la zona di impatto rimarrebbe nel blackout.

Lo scudo solare è ancora al vaglio delle sue possibilità di riuscita. Tra i contro che ne rallentano la sua sperimentazione ci sarebbe di fatto la sua resistenza alle alte temperature e la capacità di contenimento delle scariche di energia, nonché la sua precisione nell’anticiparle. Essendo state poco frequenti le tempeste solari quest’anno, gli scienziati ancora non sono riusciti a lanciarne la verifica. Occorrerà attendere il 2013 per avere delle risposte concrete, anno in cui si prevedono cicliche tempeste solari.

Federica Vitale

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