L'INFN a caccia di neutrini con il piombo staccato da un relitto

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Un viaggio di 2000 anni, dal mare di Sardegna, al cuore del Gran Sasso, nell'antro-laboratorio dell' Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN). Da un nave romana del 50 avanti cristo, all'esperimento 'Cuore' del professor Ettore Fiorini. Quasi un salto nel tempo quello dei 120 lingotti di piombo consegnati all' INFN in questi giorni. L'obiettivo è lo studio dei neutrini, le cui scoperte potrebbero avere implicazioni nella conoscenza della elusiva particella e dell’evoluzione dell’universo.

Si tratta dunque del Cryogenic Underground Observatory for Rare Events, cioè l'estensione di 'Cuore', cioè il progetto messo in piedi dal fisico Fiorini, il quale si propone di scoprire un rarissimo processo chiamato 'doppio decadimento beta senza neutrini'. Che consentirebbe non solo di misurare direttamente la massa dei neutrini, ma anche di dimostrare la loro natura di particelle di Majorana.

Così, i lingotti di piombo millenari ritrovati circa vent'anni fa in un relitto dell'antica Roma, scoperto da un sommozzatore dilettante al largo della costa di Oristano, potranno essere la svolta dei ricercatori che oggi operano a 1400 metri di profondità nei laboratori nazionali del Gran Sasso.

Con questa seconda consegna all' INFN di 120 lingotti, da parte del Museo archeologico nazionale di Cagliari, i pezzi sui cui sperimentare ammontano a 270 (considerando la prima partita di 150 lingotti ottenuta al momento della scoperta della nave).

Il presidente dell' INFN, Roberto Petronzio, ne fa dell'ironia affermando che “ il comandante di quella nave non avrebbe mai immaginato che il suo piombo sarebbe stato utilizzato duemila anni dopo per qualcosa che ha che fare con l'universo e le stelle”.

L'antico governo repubblicano, infatti, usava i lingotti per produrre oggetti di uso comune, dalle condutture dell'acqua, alle biglie che i soldati lanciavano con le fionde nei campi di battaglia. Ma la storia, si sa, corre e con lei anche la scienza.

Il piombo trovato nella nave è restato negli abissi per due millenni, ha diminuito di circa 100.000 volte la piccolissima radioattività’ di partenza rappresentata da un suo radionuclide, il piombo-210. Ed è per questo, spiega Fiorini, che “oggi rappresenta un materiale importantissimo per la schermatura degli apparati per la ricerca di eventi rari, materiali che devono essere totalmente privi di contaminazioni radioattive”.

Inoltre, l' INFN fa anche sapere che grazie al carico 'ripescato' nelle acque sarde, “realizzerà’ nuove, importanti misure di precisione sul piombo ed eventualmente anche su rame per uno studio comune su materiale del periodo del bronzo”.

Dei lingotti, verrà’ tuttavia staccata la parte anteriore con i marchi di cui sono 'adornati'. Le iscrizioni (i nomi delle famiglie italiane che all'epoca svolgevano attività mineraria in Spagna, ndr) verranno invece conservate, mentre il resto, una volta pulito dalle incrostazioni marine, verrà fuso per farne lo schermo dell’esperimento internazionale 'Cuore'.

Per Lucia Votano, direttore dei laboratori INFN del Gran Sasso, “e’ bello e singolare che le tecnologie più’ avanzate e innovative abbiano bisogno anche dell’archeologia e della tecnologia degli antichi romani”. A farle eco ancora Petronzio, che azzarda infine l'entusiasmo nelle file della poesia: “Storia e scienza possono ora parlarsi attraverso i secoli, grazie alla ricerca nella fisica delle alte energie”.

Augusto Rubei

Fonte foto: Il Nuovo Saggiatore

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