Sole: anche sulla nostra stella ci sono i terremoti

solemoti

Sedici anni fa, nel 1996, i dati spediti sulla Terra dal telescopio spaziale Solar and Heliospheric Observatory della NASA, annunciavano un terremoto solare di magnitudo 11.3, 40.000 volte più potente di quello di San Francisco del1906. Nonostante la realtà di questi solemoti fosse stata prevista sin dal 1972, gli scienziati analizzarono i dati forniti dal telescopio soltanto nel 1998. Da quel momento, l’incredibile violenza sprigionata dai solemoti è sempre stata associata ai brillamenti solari, ovvero, ad una devastante eruzione di materia sprigionata dalla fotosfera di una stella, con un’energia equivalente a quella di decine di milioni di bombe atomiche.

Il 15 febbraio del 2011, però, nonostante quasi alla stessa ora fossero stati registrati due eventi sismici e un brillamento solare, quest’ultimo non sarebbe stato abbastanza caldo da aver potuto generare la violenza dei due terremoti. "È il primo caso che smentisce la teoria dei brillamenti” dice Sergei Zharkov, astrofisico all'University College di Londra.

I solemoti del 15 febbraio 2011, dunque, non sarebbero stati associati ad un brillamento solare, bensì ad una espulsione di massa coronale (CME). In questo caso, ad essere espulso è una grossa quantità di materiale sottoforma di plasma, costituito principalmente da protoni e elettroni, che vengono trascinati nel campo magnetico della corona. Quando il vento solare raggiunge la Terra, e le sue particelle interagiscono con la ionosfera terrestre, nasce il famoso fenomeno delle aurore polari.

I solemoti osservati nel 2011, sono stati emanati nella fonte della CME, ovvero ai poli del campo magnetico solare; per questo è stata ipotizzata una connessione tra i due eventi. Adesso, però, è importante formulare una teoria valida per spiegare il collegamento tra i due eventi. Al momento le teorie plausibili sono due: una dice che la pressione generata dalle particelle espulse di massa coronale, sull’atmosfera solare, generi i solemoti; mentre l’altra prevede che le linee di campo magnetico solare emettano onde acustiche, in grado, una volta impattate con la superficie e la subsuperficie, di generare terremoti solari. “A questo punto, è evidente che non abbiamo ancora compreso le meccaniche dei solemoti. I processi fisici che li generano restano un mistero”, dice Zharkov.

Per fortuna, però, nel 2013 il Sole arriverà nel suo picco di attività solare, concludendo un ciclo che dura 11 anni. Niente di meglio di un massimo solare, quindi, per raccogliere i dati sui sismi solari di cui Zharkov ha bisogno per le sue ricerche. A fornire questi dati ci penserà il Solar Dynamics Observatory della NASA, lanciato nel 2010. Ma il vero sogno di Zharkov, sarà quello di poter studiare i solemoti per ottenere informazioni sull’interno del Sole. I terremoti solari, infatti, attraversano le viscere del Sole, conservando, quindi, le informazioni a riguardo. Sempre Zharkov, a proposito, aggiunge: “Vorremmo catturare quelle informazioni per capire cosa c'è sotto la superficie del Sole".

Andrea Tasselli

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