Plutone: tracce di vita?

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Era notizia di alcuni giorni fa che su Plutone erano state rinvenute tracce di molecole organiche complesse, grazie al telescopio spaziale Hubble. Ma a quanto pare, le sorprese non sono affatto finite. Infatti, non è più tanto scontata l’idea che possano esistere oceani di acqua salata liquida sotto la superficie dei satelliti dei pianeti all’interno del nostro Sistema Solare.

Ne avevamo già considerato l’ipotesi con Europa che, la luna di Giove, caratterizzata da evidenti segni di criovulcanismo e puntellata da piccoli laghi, possiede un oceano sotto la crosta, ed Enceladus, il satellite di Saturno dalla cui superficie vengono rilasciati geyser di ghiaccio. Oceani di acqua potrebbero essere possibili anche su Ganimede, altra luna di Giove nonché la più grande del Sistema Solare. La lista continua con altri candidati, tra i quali Titano, Urano e Nettuno, senza dimenticare le appena individuate tracce di pozze di acqua liquida su Marte. La grande notizia delle ultime ore riguarda Plutone e l’ipotesi che anche questo planetoide, sotto la sua superficie, possa nascondere addirittura un oceano di acqua liquida.

È uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università della California e pubblicato su Astrobiology Magazine ad avanzare tale possibilità. E tutto acquisisce le sfumature del bizzarro se non fosse per il fatto che Plutone è ricoperto di un sottile strato di ghiaccio d’azoto e la sua superficie è completamente gelata. Ma le simulazioni parlano chiaro: la crosta esterna nasconderebbe un oceano. Gli autori di questo studio sostengono che questo oceano sia a 135 chilometri di profondità, nascosto da uno spesso strato di ghiaccio. Sebbene è ancora prematuro ipotizzare la presenza di forme di vita, aumenta tuttavia la possibilità che esistano, all’interno della cosiddetta Kuiper Belt, luoghi idonei ad ospitare mari con condizioni adatte all’abitabilità. Plutone si trova a oltre 4.4 miliardi di chilometri dal Sole e questa regione è caratterizzata da temperature estremamente basse e l’energia solare e scarsissima.

Sarà la sonda New Horizons, lanciata nel 2006 e in attesa di raggiungere il “pianeta nano” nel 2015, a confermare tali ipotesi. Infatti, la rotazione sull’asse, in assenza di un oceano interno, dovrebbe portare alla formazione di un rigonfiamento in concomitanza con l’equatore. Ma la superficie è segnata da spaccature nei ghiacci esterni e ciò farebbe avvalorare la tesi che esistano forze mareali interne dovute alla presenza di acqua calda in movimento verso la superficie. La presenza o meno e la forma di un rigonfiamento intorno all’equatore, potrebbe tradire la presenza passata o presente di un oceano.

La missione New Horizons della Nasa, oltre a determinare i contorni del planetoide, studierà la sua temperatura, la composizione atmosferica e il vento solare attorno ad esso. La sonda americana, però, non entrerà nell’orbita di Plutone, ma la sorvolerà semplicemente e questo le permetterà di registrare solo parte della sua superficie.

Supposto che questa tesi possa avvicinarsi alla realtà, potrebbe essere proprio Plutone, il corpo minore del Sistema Solare e il più lontano dalla Terra (almeno 40 volte la distanza tra il Sole e il nostro pianeta), a possedere l’ambiente più propizio ad un’eventuale forma di evoluzione biologica?

Federica Vitale

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