Esopianeti: due indici ne stabiliranno l’abitabilità

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L’Earth Similiarity Index, misura il livello di somiglianza tra un pianeta extrasolare e la Terra, mentre il Planetary Habitability Index prende in considerazione diversi parametri chimici e fisici compatibili con la vita.

Si tratta dei due nuovi indici che serviranno a stabilire se un pianeta è adatto ad ospitare forme di vita o meno. La proposta, riportata da Media Inaf, proviene dall’astrobiologo Dirk Sculze-Makuch che, partendo dal presupposto che la sola Terra non è sufficiente a spiegare quali sono le condizioni di abitabilità di un pianeta, ha guidato un gruppo di ricercatori di Nasa, SETI e German Aerospace Center in uno studio finalizzato a migliorare questi criteri.

L’adozione dei due indici, contenuti in un articolo che verrà pubblicato a dicembre su Astrobiology, permetterebbe di non escludere dalla selezione pianeti, satelliti e altri corpi celesti che appaiono molto diversi dalla Terra.

L’abitabilità - ha spiegato Makuch - non è necessariamente legata alla presenza di acqua liquida o ad un pianeta in orbita attorno ad una stella. I laghi di metano su Titano (il principale satellite di Saturno), ad esempio, potrebbero ospitare forme di vita diverse, e lo stesso vale per i pianeti liberi che vagano nello spazio. Anche se non orbitano attorno ad una stella, potrebbero presentare ugualmente condizioni compatibili con la vita”.

Se l’astrobiologo ha affermato che i tentativi di calcolare le probabilità di presenza di vita su corpi celesti distanti attraverso questi indici sembrano essere solo un esercizio teorico, c’è anche da dire che prendere la Terra come modello di pianeta abitabile comporta delle condizioni troppo limitanti. Bisognerà quindi ampliare le ricerche partendo da valutazioni teoriche, in attesa di poterle verificare o smentire.

Antonino Neri

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