Buchi neri: ascoltati attraverso lo "stacking"

buconero

Si chiama stacking ed è la tecnica usata dagli astronomi per rilevare i segnali provenienti dai buchi neri. Questo sistema è in grado di sommare i deboli segnali emessi da questi oggetti in modo da renderli rilevabili. Soprattutto se provenienti dall'interno di galassie. In particolare, i buchi neri che sono stati, per così dire, "ascoltati" si troverebbero a circa 13 miliardi di anni luce dalla Terra, ossia a meno di un miliardo di anni luce dalla nascita dell'universo, quel Big Bang stimato essersi verificato 13.7 miliardi di anni fa.

L'universo primordiale era popolato da numerosi e giganteschi buchi neri. Questi crescevano a ritmi molto rapidi all'interno delle galassie più giovani. Ecco il motivo per cui i buchi neri formatisi all'epoca ora sembra si nascondano al centro di galassie lontane, offuscati da dense nubi di gas e di polveri.

La ricerca è stata coordinata dall'Università delle Hawaii e si basa su immagini e dati inviati sulla Terra dal satellite a raggi X Chandra, della Nasa. Lo studio sarà pubblicato su Nature.

A detta degli esperti, questa tipologia di buchi neri sarebbero più comuni di quanto finora si era sostenuto. E sarebbero ospitati all’interno del 30 per cento e il 100 per cento di galassie distanti dalla Terra circa 13 miliardi di anni luce.

Spiega il coordinatore della ricerca, Ezequiel Treister, che "finora non avevamo idea di che cosa ci potessero fare buchi neri all'interno di galassie così antiche e non pensavamo nemmeno che esistessero".

"Questa scoperta ci dice che già 700-800 milioni di anni dopo il Big Bang esistevano i primi buchi neri e che questi erano giganteschi", aggiunge il cosmologo Priyamvada Natarajan, dell'Università di Yale.

Gli astronomi si sono concentrati sull'analisi di 250 galassie, scelte appositamente dal telescopio spaziale Hubble. Le osservazioni confermano il dato che i giganteschi buchi neri si evolvano praticamente in simbiosi con la galassia remota nella quale sono presenti. Come conclude Kevin Schawinski, coautore della ricerca e astronomo presso l'università di Yale, "la ricerca ci dimostra che vi è una relazione simbiotica tra i buchi neri e le loro galassie fin dall'alba dell'universo".

La rilevazione di queste emissioni, risultanti dall'osservazione di queste galassie selezionate, confermano che esse avvengono ad altissime energie e quando la materia collide con quella circostante il buco nero. La cosa sensazionale è che solo queste particelle riescono a penetrare la fitta coltre di polveri che ricoprono i buchi neri. Questa teoria spiega l'ipotesi secondo la quale si tratti di buchi neri giganteschi, ossia oggetti con una massa milioni di volte superiore alla dimensione del Sole.

Conclude Natarajan: "In ogni caso qualunque scenario ci si presenti è molto di più di quanto conoscevamo. Ed è molto emozionante".

Federica Vitale

Cerca

Noi raccomandiamo Buono ed Economico