Titano: pioggia di metano all’equatore

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L’equatore di Titano, uno dei satelliti di Saturno, non è una zona arida: a questa conclusione sono arrivati i rcercatori dell’Applied Physics Laboratory della Johns Hopkins University (Usa), dopo l’elaborazione delle immagini raccolte nel mese di settembre 2010 dalla sonda Cassini. Un decremento sensibile della luminosità è stato infatti attribuito ad una copiosa pioggia di metano che ha coperto un’area ampia circa 62 chilometri e lunga più di 2 mila.

La scoperta modifica in modo significativo quello che studiosi hanno sempre pensato di Titano, in particolare che, contrariamente alle zone polari nord e sud del satellite, dove ci sono diversi laghi di metano, la zona equatoriale fosse completamente desertica e quindi del tutto arida. Il fatto che sia avvenuta una pioggia dello stesso composto chimico, mostra sia una diversa distribuzione delle precipitazioni sul corpo celeste, sia un cambiamento della sua situazione climatica, visto che la pioggia risulta avvenuta intorno all’equinozio di autunno, con nuvole vicine al polo sud che si muovono ad alte latitudini attraverso l’equatore, e che si spostano alla fine anche nell’emisfero nord.

Altre spiegazioni erano state inizialmente avanzate per spiegare il sensibile decremento di luminosità nelle immagini catturate dalla sonda, da attività vulcaniche a tempeste di vento, ma la pioggia di metano appare essere l’interpretazione più corretta, come ha spiegato Elizabeth Turtle, a capo della ricerca: “I cambiamenti osservati in due settimane non si possono spiegare con raffiche di vento, che avrebbero dovuto trasportare una cospicua quantità di materiale lontano e in poco tempo, poiché non è affatto comune su Titano. È complicato anche attribuire il fenomeno al vulcanismo. Per cui la spiegazione più semplice è pioggia sulla sua superficie”.

Il lavoro è stato pubblicato su Science.

Roberta De Carolis

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