Buon compleanno Italia!

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Per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, NextMe vuole festeggiare la pluriennale attività di uno degli enti che ha portato il tricolore fuori dai confini nazionali. Perfino nello spazio.

Stiamo parlando dell’Asi, Agenzia Spaziale Italiana. Questo ente nasce nel 1988 per dare un nucleo effettivo a tutti gli sforzi ed agli investimenti che, nei decenni precedenti, avevano portato a risultati considerevoli. L’obiettivo era, ed è, quello di esplorare l’universo, scoprire l’origine della vita, mettere a punto nuove tecnologie sempre più sofisticate.

L’avventura italiana alla volta del cosmo inizia negli Stati Uniti. Con il lancio del satellite San Marco, l’Asi si prefigge di analizzare l’atmosfera terrestre. Era il 1964. Grazie a questo progetto, nato all’interno di una proficua collaborazione con la Nasa, l’Italia divenne, dopo Usa e Russia, il terzo paese a possedere un proprio satellite orbitante. San Marco è il primo di tre satelliti ad essere messo in orbita. I successivi verranno lanciati nel 1967, 1971, 1974 e 1988. Tutti dalla base di Malindi, in Kenya.

È il 1975. L’anno della prima missione spaziale dell’Esa che accoglie un importante contributo italiano. Questa missione fu determinante per la serie successiva di esiti positivi collezionati dagli astrofisici italiani. Tale progetto si proponeva di tracciare una mappa della nostra galassia, nonché redigere un elenco di 25 sorgenti celesti rilevate. Ci si avvalse del contributo di Cos-B, il primo satellite Esa, al quale si deve la scoperta dei raggi gamma e la loro prima mappatura.

Nel 1977 al satellite San Marco se ne affianca uno nuovo, questa volta sperimentale. Si chiama Sirio il cui scopo è quello di operare sulle telecomunicazioni all’interno delle bande 12-18 GHz. L’intero progetto è italiano e realizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

È nel 1991 che l’Asi ha la possibilità di gestire direttamente il suo primo programma. Italsat F1 annovera due satelliti per le telecomunicazioni. Si caratterizzavano per le alte frequenze e furono lanciati in orbita in due momenti diversi, uno nel 1991 e l’altro nel 1996.

I progressi dell’Italia in campo spaziale aumento di anno in anno. Fino a quando, nel 1992 è possibile mandare a bordo di uno Shuttle il primo astronauta italiano della storia della nostra avventura spaziale. Franco Malerba prende parte così alla missione TSS-1 che porta in orbita un nuovo satellite, Tethered, noto come ‘satellite guinzaglio’. Il progetto nasce da un’idea tutta italiana di ottenere energia sufficiente al sostentamento di una stazione orbitale. Il tutto grazie ad un satellite ‘al guinzaglio’, appunto, ossia collegato tramite un cavo metallico. L’esperimento mira a collaudare un cavo che, attraversando la ionosfera ed i suoi campi magnetici, possa generare corrente elettrica.

Nel 1996 saranno ben due gli astronauti italiani a partecipare ad una missione spaziale, la STS-75. Sono Maurizio Cheli e Umberto Guidoni. Il loro è un compito di prosecuzione del lavoro avviato da Malerba. A bordo con loro, il ‘satellite a filo’ di seconda generazione. Guidoni, inoltre, nella sua successiva missione che ha avuto luogo cinque anni dopo, si unisce agli altri ‘ospiti’ della Stazione Spaziale Internazionale, diventando così il primo europeo ad approdarvi. Durante la sua missione, la STS-100, l’Italia ‘regala’ alla Iss Raffaello, uno dei moduli logistici dell’Asi. Una stima tributa all’Italia il 40% del volume abitale dellaIss.

Ad ogni modo, l’Asi sperimenta anche ulteriori collaborazioni, che non siano solo statunitensi. Sempre nel 1996, nasce una cooperazione tra l’ente scientifico italiano e l’agenzia olandese per i programmi aerospaziali. Insieme tengono a battesimo Beppo, un satellite per astronomia X che prende il nome dal primo astronomo ad aver studiato i raggi cosmici, Giuseppe Occhaili. Operativo fino al 2002, Beppo ha reso possibile molte missioni con notevole successo, come quelle con la Nasa o quelle rigorosamente italiane, Fermi e Agile.

Risale al 1997 una missione comune tra Nasa, Esa e Asi. Questa collaborazione si prefigge di esplorare Saturno ed il suo satellite, Titano. Cassini è una sonda dal cuore tutto tricolore. Possiede un sofisticato sistema di telecomunicazioni e un’avanzata strumentazione con il quale acquisire dati da inviare alla Terra. La sonda Huygens, inoltre, nel 2005 penetra nell’atmosfera di Titano per studiarne conformazione e caratteristiche.

Nel 2002 un altro astronauta italiano raggiunge lo spazio. Questa volta a bordo della Soyuz. È Roberto Vittori. A bordo dell'Iss, si sperimentano nuovi congegni basati sulla microgravità. Tutti a firma italiana. Vittori tornerà in orbita nel 2005, con la missione Eneide che prevede una serie di esperimenti che riguardano il campo della biologia, della fisiologia umana e, ovviamente, dell’avanzamento tecnologico.

La partecipazione italiana è sempre più presente anche i altri ambiti. Come quelli orientati alla volta di Marte. È il 2003 quando Mars Express raggiunge l’orbita del pianeta rosso. E, da allora, si è accumulato un enorme numero di dati che permettono agli scienziati di analizzare gli aspetti più nascosti del pianeta. Il contributo dell’Asi è rilevante anche per un successivo programma, quello della Nasa Mars Reconnaissance Orbiter. A bordo, Sharad, un radar atto a rilevare la presenza di acqua sulla superficie marziana.

Nel 2007, nell’ambito della missione Esperia, Paolo Nespoli, astronauta dell’Esa, porterà a bordo dell'Iss un nuovo modulo italiano, il Nodo 2. Questa collaborazione è frutto di uno scambio e della possibilità di portare in orbita un astronauta italiano ed il contributo alla costruzione della stazione spaziale da parte dell’Asi. Aggancio che verrà ripetuto nel 2008 con l’operazione Columbus, un laboratorio di ricerca di realizzazione italiana, destinato ancora una volta all'Iss. Lo ricordiamo, Nespoli è in questi mesi impegnato in un programma che prevede la sua permanenza all’interno dell'Iss per una durata di sei mesi.

Federica Vitale

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