Cometa Tempel 1: fotografata dalla sonda Stardust

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Sono ben 72 le immagini, regalate per il giorno di San Valentino, dalla cometa Tempel 1. Quella, per intenderci, sulla quale la Nasa sta lavorando da ben cinque anni. I motivi di tale e lunga attesa sono dovuti a dei disguidi della sonda Stardust, i cui scatti sono giunti sulla Terra a rilento, incontrando notevoli difficoltà nel loro caricamento, alcune richiedendo persino 15 minuti di tempo.

Ma l’attesa è stata ben ricompensata se si pensa che ognuna di queste fotografie regala al mondo astronomico ulteriori dati sui quali lavorare per comprendere la struttura interna delle comete.

La missione Nasa nota con il nome Stardust-NExT ha avuto inizio il 4 luglio 2005. Lo scopo era quello di studiare la superficie di questi corpi celesti. Nel 2005, inoltre, la sincrona missione dell’agenzia spaziale americana, Deep Impact, lanciò letteralmente un oggetto di metallo contro Tempel 1 al fine di analizzarne in seguito gli effetti di trasformazione rilevati sull’intera area. La sonda avrebbe così avuto modo di riprendere l’impatto e fotografarne la ferita che il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena avrebbe poi studiato.

Stardust si è avvicinato alla cometa Tempel 1, a 178 chilometri. Le immagini scattate mostrano la formazione di un cratere la cui ampiezza misura circa 150 metri. Sebbene le immagini appaiano confuse e i contorni poco distinti, le caratteristiche del cratere sono abbastanza definite da poterlo osservare nel dettaglio. Ad un primo rilevamento, la cavità è apparsa molto più regolare di quanto gli scienziati si aspettassero. Forse ciò è dovuto ad una levigazione e regolarizzazione avuta con il trascorrere del tempo. L’analisi ha fornito una spiegazione piuttosto ovvia secondo la quale le polveri, cadendo dopo l’impatto, abbiano in parte ricoperto il cratere, rendendolo indefinibile.

Altre regioni appaiono trasformate dall’alterazione del tempo. In un’area poco lontana dal cratere, appare infatti un cumulo di materiale probabilmente rigettato dal cratere stesso. Ora, tutto questo materiale sta lentamente erodendo.

Joe Veverka, dell’Università di Cornell, ha spiegato che questo tipo di attività geologica conferma il fatto che le comete abbiano caratteristiche ben più complesse di semplice sfere di ghiaccio che vagano nello spazio, ipotizzate dal mondo astronomico fino ad oggi.

Ad ogni modo, Tempel 1 rimane la prima cometa ad essere stata avvicinata e, successivamente, fotografata. Durante il suo percorso, ha compiuto il suo previsto giro attorno al Sole, fornendo agli scienziati la possibilità di evidenziarne ulteriori cambiamenti.

Federica Vitale

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