Buchi neri rotanti: un precario veneziano rivoluziona l'astrofisica

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Potrebbe confermare il fenomeno della relatività ipotizzato da Einstein l'ultima scoperta realizzata da un astrofisico veneziano. Fabrizio Tamburini infatti avrebbe compreso che per misurare la rotazione dei buchi neri sono necessarie le vorticità elettromagnetiche.

Già noto al mondo scientifico grazie alla sua sperimentazione della trasmissione di onde elettromagnetiche grazie ai cosiddetti 'vortici ottici', lo studioso, precario presso l'Università di Padova, potrebbe davvero apportare, con le sue idee, una grande rivoluzione.

Partendo dagli studi di Enrico Fermi, Tamburini ha ipotizzato la possibilità di misurare i buchi neri utilizzando le onde elettromagnetiche. Insieme ad un team di studiosi svedesi dell’Università di Uppsala, l'astrofisico, che percepisce attualmente 1300 euro al mese, avrebbe così scoperto che “il buco nero si comporta un po' come una lente, focalizzando la luce ed introducendo con la sua rotazione anche vorticità ai fotoni: la misura di questi fotoni, con radiotelescopi che evitano le distorsioni introdotte dall’atmosfera, potrà rivelarsi l’effettiva rotazione del buco nero”.

Ma cosa c'entra con la teoria della relatività? Anche Einstein aveva descritto gli effetti di un buco nero rotante nei suoi calcoli per dimostrare la teoria della relatività. Secondo lo studioso inoltre, i buchi neri erano un ammasso denso di materia che avrebbe potuto distorcere lo spazio-tempo intorno a sé attraverso l'immensa forza generata dal campo gravitazionale. Da qui la formazione attorno al buco nero di una specie di vortice che coinvolge anche la dimensione temporale.

Ed ecco la similarità con la teoria di Tamburini. Quando le onde elettromagnetiche attraversano la deformazione vorticosa generata dal campo gravitazionale subiscono una sorta di torsione, definita appunto “vorticità”.

La comunità degli astrofisici non credeva si potesse risolvere il problema della vorticità delle onde elettromagnetiche indotte dalla rotazione di un buco nero” ha commentato lo studioso veneziano.

La scoperta è stata pubblicata su Nature Physics.

Francesca Mancuso

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