Contro la sclerosi le cellule della pelle si trasformano in cellule cerebrali

cellule pelle cervello

Produrre cellule cerebrali specifiche a partire da quelle della pelle. A creare un nuovo metodo sono stati i ricercatori del Case Western Reserve School of Medicine, che sono riusciti ad ottenere le cellule del cervello danneggiate nei pazienti affetti da malattie legate alla mielina, tra cui la sclerosi multipla, a partire da quelle della pelle.

Gli oligodendrociti sono le cellule che svolgono la funzione di mielinizzazione dei neuroni del sistema nervoso centrale, ossia la maturazione del sistema nervoso centrale per una più veloce ed efficiente veicolazione dell'informazione. Nelle patologie legate alla mielina, come la sclerosi multipla e la paralisi cerebrale, gli oligodendrociti vengono distrutti causando gravi disabilità nei pazienti. I ricercatori da tempo sono al lavoro per sviluppare terapie di trapianto cellulare. Tuttavia gli sforzi sono stati in gran parte ostacolati da un accesso limitato agli oligodendrociti.

Ma il Tesar Lab ha aperto la strada alla produzione dei progenitori degli oligodendrociti attraverso una tecnica innovativa che consiste nella conversione diretta dei fibroblasti in cellule progenitrici degli oligodendrociti. In questo modo, sarà possibile prendere un tipo di cellula di cui l'uomo è ricco, i fibroblasti, dalla pelle e produrre oligodendrociti specifici per ciascun individuo. I ricercatori potrebbero quindi studiare gli oligodendrociti del paziente e generare progenitori adatti al trapianto (terapia cellulare).

Questa innovazione permetterebbe la produzione di cellule "on demand", capaci di fornire una guaina vitale di isolamento per proteggere i neuroni ma al tempo stesso per garantire gli impulsi cerebrali al resto del corpo. Nei pazienti con sclerosi multipla (SM), paralisi cerebrale (CP) e malattie genetiche rare chiamati leucodistrofie, le cellule mielinizzanti sono distrutte e non possono essere sostituiti.

In questo modo, il rivestimento isolante che viene perso a causa di tali patologie potrebbe essere rigenerato dalla sostituzione degli oligodendrociti: “È 'alchimia cellulare'. Stiamo prendendo una cellula facilmente accessibile e abbondante e svuotando del tutto la sua identità per farla diventare una cellula di grande valore per la terapia”, ha spiegato Paul Tesar, assistente professore di genetica e scienze del genoma della Case Western Reserve School of Medicine e autore senior dello studio.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Biotechnology.

Francesca Mancuso

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