Braccio robotico: una donna paraplegica riesce a muoverlo col pensiero per mangiare la cioccolata

donna paraplegica

È paralizzata dal collo in giù da 13 anni ma è riuscita a muovere un braccio robotico utilizzando il pensiero. È la storia di Jan Scheuermann, una donna di 53 anni di Pittsburgh che per la prima volta dopo 9 anni ha chiuso il palmo di una mano, ha girato il braccio e piegato il polso gustando un pezzetto di cioccolato da sola. E tutto grazie ad una speciale interfaccia cervello-computer (BCI) che le è stata impiantata nella corteccia cerebrale.

Nel 1996, la signora Scheuermann, madre di due bambini piccoli, si accorge che le sue gambe sembravano diventare sempre più pesanti. In breve le viene diagnosticata una degenerazione spinocerebellare, che la porta su una sedia a rotelle e poi alla paralisi totale. A causa della sua malattia, le connessioni tra il cervello ed i muscoli lentamente, e inspiegabilmente, si deteriorano.

Fino a quando non le vengono impiantati due sensori di 4 millimetri quadrati nella corteccia cerebrale. Da allora, lentamente e grazie all'esercizio, la signora Scheuermann è riuscita a controllare il braccio già dal secondo giorno di training e dopo 14 settimane ha acquisito coordinazione e velocità.

L'intervento è stato realizzato all'inizio di quest'anno presso la scuola di medicina della University of Pittsburgh. Il neurochirurgo Elizabeth Tyler-Kabara, professore assistente presso il Dipartimento di Neurochirurgia ha inserito gli elettrodi nelle regioni del cervello della signora di Scheuermann che normalmente controllano il braccio destro e il movimento delle mani.

"Prima di un intervento chirurgico, abbiamo condotto test di imaging funzionale del cervello per determinare esattamente dove mettere le due griglie" ha detto la dottoressa. "Poi abbiamo usato la tecnologia di imaging in sala operatoria per guidare il posizionamento delle griglie, che hanno punti che penetrano nella superficie del cervello di circa un sedicesimo di pollice."

"Questo è un salto spettacolare verso una maggiore funzionalità e indipendenza per le persone che non sono in grado di muovere le braccia," ha aggiunto il collega Andrew B. Schwartz, professore presso il Dipartimento di Neurobiologia della Pitt School of Medicine. "Questa tecnologia, che interpreta i segnali del cervello per guidare un robot, ha un potenziale enorme che stiamo continuando a esplorare. Il nostro studio ci ha dimostrato che è tecnicamente possibile ripristinare tali capacità”.

Lo studio e i suoi esiti sono stati pubblicati su The Lancet.

Francesca Mancuso

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