Eta' molecolare: e' il Dna a farci sentire giovani

Età molecolare

Sembrare giovani: una speranza per chi giovane non lo è più. Possiamo stare tranquilli: la carta di identità ci dice la nostra età anagrafica, ma solo un test del Dna rivela l'età molecolare, quindi quella vera. La scoperta, frutto di uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell'Università della California (San Diego, Usa) guidato da Kang Zhang, potrebbe aprire la strada a nuove terapie anti invecchiamento.

In effetti, al di là di quello che c'è scritto nei documenti, è la risposta del nostro organismo al trascorrere del tempo a renderci giovani o vecchi. Il meccanismo molecolare sarebbe la metilazione della doppia elica, un processo biochimico che porta ad introdurre e rimuovere il piccolo gruppo di atomi chiamato metile sulla base del Dna detta citosina. Questo processo influenza la regolazione dell'espressione di alcuni geni.

Gli studiosi hanno dimostrato che il 'metiloma', ovvero il profilo di metilazione dell'intero genoma, varia nel tempo in modo prevedibile, e rappresenta dunque un'efficace tecnica per diagnosticare in anticipo l'invecchiamento in arrivo.

I ricercatori hanno condotto lo studio analizzando più di 485 mila marcatori di metilazione in campioni di sangue di 656 persone di età compresa tra i 19 e i 101 anni. "È un modo molto efficace per prevedere l'invecchiamento", ha spiegato Zhang. Il metodo è stato successivamente convalidato su un diverse centinaia di campioni di sangue prelevati da un altro gruppo di esseri umani.

"È la maggior parte del metiloma a predire con precisione l'età, non solo alcuni geni chiave -ha però precisato Trey Ideker, coautore del lavoro- Lo stato della metilazione decade nel corso del tempo lungo l'intero genoma".

Predire l'invecchiamento potrebbe essere di grande aiuto per intervenire sulle malattie tipiche dell'età. "Il passo successivo è quello di cercare di vedere se la metilazione è in grado di prevedere i fattori specifici per la salute, e se questo tipo di diagnosi molecolare è migliore rispetto agli attuali marker clinici o fisici. Pensiamo che la strada sia molto promettente" ha concluso Ideker.

Lo studio è stato pubblicato su Molecular Cell.

Roberta De Carolis

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