Smettere di fumare? Ci pensa il virus PacMan

fumo vaccino

Smettere di fumare è facile, io l’ho fatto centinaia di volte”, diceva Mark Twain, ma per riuscirci definitivamente, ora è in arrivo dagli Usa un vaccino per combattere la dipendenza da nicotina. Il lavoro, condotto per ora sui topi da un gruppo di ricerca del Weill Cornell Medical College (New York) guidato da Ronald G. Crystal, ha messo a punto un virus in grado di infettare il fegato, in modo da costringerlo a produrre degli anticorpi anti-nicotina. Un vero e proprio cavallo di Troia per il nostro organismo, ma a fin di bene.

“Da quello che abbiamo visto, il miglior modo per trattare la dipendenza da nicotina è disporre di una truppa di anticorpi del tipo Pac-Man –ha dichiarato Crystal- in grado di ripulire il sangue se necessario prima che la nicotina possa avere effetti biologici. Il ricercatore chiama Pac-Man questi speciali anticorpi, in riferimento al popolare videogioco giapponese in voga negli anni ’80, in quanto i suoi personaggi principali, creature a forma sferica, avevano il compito di mangiare tutti i numerosi puntini disseminati ordinatamente all’interno di un labirinto, evitando dei fantasmini in grado di togliergli le vite a disposizione.

Il fumo è una delle principali cause di tumore al polmone. È un dato di fatto, ma, come ha osservato Filippo de Marinis, presidente della II Italian Conference on Thoracic Oncology, “pur considerando che i fumatori di oltre 40 sigarette al giorno abbiano un rischio 60 volte superiore ai non fumatori di sviluppare il cancro ai polmoni, questo rischio diminuisce in rapporto al numero di anni dalla cessazione del fumo. Quindi prima si interviene più alte sono le probabilità di ridurre il rischio di cancro.

I vaccini anti-nicotina testati fino a oggi non hanno ottenuto risultati così promettenti, spiegano i ricercatori, perché si basano su iniezioni di anticorpi contro la nicotina che durano poche settimane e che necessitano, quindi, di essere ripetute nel tempo, con relativi disagi dovuti alla scarsa durata degli effetti e ai costi da sostenere. Il nuovo vaccino, al contrario, “permette al corpo di produrre i propri anticorpi monoclonali contro la nicotina e, in questo modo, di sviluppare un’immunità funzionale, spiega Crystal. In questo caso infatti, una volta infettato il fegato, l’anticorpo sarà prodotto dal nostro stesso organismo, e quindi non sarà necessario iniettarlo continuamente dall’esterno.

Lo studio è stato pubblicato su Science Traslational Medicine.

Roberta De Carolis

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