Nuovo metodo di diagnosi del tumore al polmone

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La medicina ha ora uno strumento in più per diagnosticare precocemente il tumore al polmone, una delle maggiori cause di decesso nel mondo occidentale. La tecnica, che sfrutta e adatta una metodologia usata per interpretare le collisioni di particelle dentro gli acceleratori, è stata sviluppata da un’equipe di studiosi dell’Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) di Bari, Genova, Lecce, Napoli, Pisa e Torino.

Il cancro al polmone rappresenta, da solo, il 20 per cento di tutti i tumori maligni che colpiscono gli individui di sesso maschile, ma anche i dati sulle donne stanno registrando un preoccupante aumento, dovuto essenzialmente all’incremento di consumo di tabacco anche tra il gentil sesso (il fumo è la principale causa di tumore al polmone attualmente conosciuta).

La metodica con la quale attualmente si effettua la diagnosi di questa patologia è chiamata Tomografia Computerizzata (Tc), più comunemente nota con l’acronimo Tac (Tomografia Assiale Computerizzata), con la quale si acquisiscono sezioni bidimensionali del paziente in zone predeterminate. Tali immagini vengono poi “sommate” per mezzo di software opportuno in grado di impilarle l’una sull’altra, ricostruendo così il volume.

Il limite della Tac al polmone è intrinseco nella conformazione stessa di questo organo, costituito da strutture complesse (bronchi, bronchioli e alveoli), che rendono difficile l’individuazione di eventuali formazioni tumorali, spesso diagnosticate per questo motivo solo in stato avanzato, quando sono ingrossate, cosa che riduce sensibilmente la probabilità di sopravvivenza.

Da questi presupposti è nata l’idea dell’equipe dei ricercatori dell’Infn, medici e fisici, i quali sono riusciti ad elaborare un software, chiamato ML-5, che implementa il corretto algoritmo di interpretazione: concorda infatti per l’80 per cento con le osservazioni dei radiologi, con solo 4 osservazioni false (ovvero strutture scambiate per noduli), risultati che rendono il sistema affidabile.

Non resta ora che attendere l’utilizzo della tecnica su larga scala, per verificare se realmente si potrà registrare un aumento di diagnosi precoci e quindi di sopravvivenza al cancro polmonare.

Roberta De Carolis

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