Ogm: modificare il dna della zanzara anofele per sconfiggere la malaria

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Organismi geneticamente modificati: Ogm: sinonimo di qualcosa di innaturale e spesso dannoso, da combattere. E se andare contro natura servisse a preservarla? È quello che hanno voluto fare i ricercatori dell’Imperial College di Londra in collaborazione con l’Università di Washington, i quali hanno messo a punto un gene in grado di inibire la malaria, e che può essere diffuso tra le zanzare in appena 12 generazioni con pochi individui modificati.

La malaria è una malattia molto grave che ancora oggi uccide almeno un milione di persone all’anno, soprattutto bambini, e che è causata da una particolare specie di zanzara, chiamata Anofele, in grado di inoculare l’agente infettante, un parassita chiamato Plasmodio, nell’organismo degli esseri umani durante una puntura. Attualmente non esistono terapie completamente efficaci e risolutive che possono essere usate in caso di infezione, e questo comporta alti rischi per la salute mondiale, soprattutto per quelle aree del pianeta, già disagiate economicamente, dove l’insetto è diffuso (in particolare le zone tropicali dell’Africa, dell’Asia e dell’America del Sud).

Per questo motivo la ricerca già da molto tempo si sta spostando su terapie di prevenzione, che agiscano sulla causa prima della diffusione della malattia, ovvero le zanzare. In questo ambito si colloca la scoperta dei ricercatori di Londra e Washington, i quali sono riusciti con un ingegnoso accorgimento a produrre un gene non solo efficace, ma anche in grado di sopravvivere all’evoluzione, ovvero di risultare dominante di generazione in generazione.

Gli studiosi infatti hanno inserito nel genoma della zanzara un gene sufficientemente adatto a sopravvivere e hanno usato un enzima, chiamato endonucleasi I-Scel, per tagliare il dna in punti specifici, in modo da indurre l’organismo a riparare il danno usando il gene come stampo. Il processo si ripete, producendo ogni volta il gene originale. La metodologia ha funzionato perfettamente, consentendo la diffusione del gene in modo decisamente rapido: con pochi individui modificati, in appena 12 generazioni, metà della popolazione di zanzare ne risultava portatrice.

Ogm a tutti gli effetti dunque, quindi intervento artificiale sulla natura, ma il cui risultato è la protezione della natura stessa da un flagello: è sempre male dunque intervenire, anche in modo pesante, sulla natura? L’esperimento indubbiamente pone le basi per un dibattito sulla demonizzazione di queste tecniche e riaccende gli animi dei suoi fautori. Se confermato potrebbe infatti rappresentare una reale soluzione, cercata da decenni, contro questa malattia.

Roberta De Carolis

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