Morte: i 5 processi che si innescano quando finisce la vita

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La morte è vita e la chimica lo dimostra: sappiamo che quando la vita viene a mancare non è tutto finito, ma quali sono le trasformazioni più evidenti che avvengono nel nostro corpo durante la decomposizione? Mother Nature Network ha individuato i cinque fenomeni più particolari, che mettono in evidenza come il decesso inneschi dei processi talmente incredibili da sembrare vitali. ­­­­­­­

Le nostre cellule si spalancano

Sembrano tutte mini esplosioni: le cellule si aprono come fossero delle scatole troppo piene, perché, subito dopo la morte, il corpo si raffredda talmente tanto e in un tempo talmente rapido (dalla temperatura ambiente a -17°C in un’ora) che il sangue diventa quasi subito acido, poiché l’anidride carbonica si accumula, e le cellule subiscono uno shock, tanto da “esplodere”.

Diventiamo bianchi con macchie viola

La morte implica il blocco della circolazione e in questo modo prende il sopravvento la forza di gravità. Quindi, se da un lato diventiamo di base bianchi, dall’altro compaiono sul nostro corpo macchie viola dovute alla corsa delle cellule verso le parti di noi più vicine al suolo. Il fenomeno è quello che chiamiamo ‘livor mortis’, da cui si può ricavare, tra l’altro, l’ora del decesso.

I muscoli si irrigidiscono

Con la fine della vita le pompe di sali che caratterizzano l’attività delle nostre cellule si fermano. Questo comporta l’accumulo di calcio all’interno, la principale causa di quello che chiamiamo ‘rigor mortis’, ovvero il fenomeno per cui il cadavere è talmente rigido da rendere difficile anche il suo spostamento. Il tutto avviene circa 3-4 ore dopo il decesso, con picchi intorno alle 12 ore e termine dopo circa 2 giorni.

I nostri organi iniziano ad auto digerirsi

La morte non ferma proprio tutto e questo è più che mai evidente nel fenomeno della putrefazione. Gli enzimi del pancreas iniziano così a digerire se stessi. Il decesso implica infatti la rottura dell’equilibrio con i circa 100 trilioni di batteri che hanno vissuto con noi e che con la fine della nostra esistenza prendono il sopravvento, causando il rilascio di putrescina e cadaverina, a loro volta responsabile dell’odore disgustoso dei cadaveri.

Potremmo essere ricoperti di cera

Se dopo la morte il corpo viene a contatto con terreno o acqua fredda si può formare adipocera, una sostanza organica simile alla cera: questo perché i batteri anaerobi del grasso contenuto nel corpo idrolizzano il grasso stesso, ovvero distruggono le sue molecole, generando una struttura compatta e permanente in tessuti grassi, organi interni e volto. Una sorta di imbalsamatura naturale (apparente) che può far calcolare erroneamente l’ora della morte.

“Cenere siamo e cenere ritorneremo” recitano le Sacre Scritture. Ma nel frattempo, prima di diventare polvere di stelle, molte cose devono accadere.

Roberta De Carolis

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