Terra: l’inversione dei poli avverrà prima di quanto pensiamo?­­­­­­

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L’inversione dei poli terresti solo una leggenda metropolitana? In realtà, al di là dei legami con un’ipotetica fine del mondo, è un fenomeno reale, che può avvenire anche nell’arco di tempo pari ad una vita umana. È la conclusione di uno studio condotto da team di scienziati provenienti da Italia, Francia, Columbia University (New York City, Usa) e University of California (Berkeley, Usa).

Una mattina qualunque potremmo dunque svegliarci e vedere le nostre bussole puntate a sud invece che a nord? Non è ovviamente un fenomeno che avverrebbe con una tale velocità, ma anche cento anni potrebbero essere sufficienti. La ricerca ha infatti dimostrato che l’ultima inversione magnetica risale a 786 mila anni fa, e che si verificò in meno di un secolo, il tempo di una vita umana.

È noto poi che il campo magnetico terrestre rimane pressoché invariato per migliaia se non milioni di anni, ma anche che, per ragioni non completamente note, ad un certo punto si indebolisce, iniziando l’inversione. “È incredibile quanto rapidamente si veda il fenomeno” ha commentato Courtney Sprain, coautore del lavoro.

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E ora a che punto siamo? Lo studio ha dimostrato che il nostro campo magnetico sta diminuendo ad una velocità pari a dieci volte quella consueta, il che indicherebbe come un’inversione sia più vicina di quanto pensiamo. Ciò tuttavia non significa che siamo vicini a una catastrofe. L’analisi dei ricercatori ha anche messo in chiaro che nessun evento drammatico è avvenuto in concomitanza con i precedenti fenomeni.

L’inversione dei poli potrebbe al massimo causare problemi alla rete elettrica. Altre possibilità, come l’aumento dei casi di tumori maligni, sembrano meno concrete. Infatti, anche se è vero che il campo magnetico protegge il nostro pianeta dall’impatto con radiazioni pericolose come i raggi cosmici, affinchè si verifichino generalizzate problematiche di salute, il nostro pianeta dovrebbe restare per un certo periodo di tempo privo o quasi dello schermo. È più probabile, invece, che l’inversione sia preceduta da un periodo più o meno lungo di instabilità.

Il lavoro è stato pubblicato su Geophysical Journal International.

Roberta De Carolis

Foto: UC Berkeley News Center

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