Niente Big One ma tanti terremoti

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Niente Big One a San Francisco, ma una serie di terremoti. Lo dicono gli scienziati dell'US. Geological Survey. Lo studio dei cicli dell'attività sismica ha infatti suggerito un prossimo periodo di maggiore attività nella Bay Area.

I ricercatori hanno studiato i record dei terremoti storici tra il 1776 e il 2012 nonché i dati che risalgono a eventi molto più antichi, ottenuti dalla datazione al radiocarbonio risalenti al 1600. Gli autori dello studio suggeriscono che le scosse nella regione seguono un andamento ciclico, che punta a un cluster di terremoti tra il 1690 e il 1776, seguito da un periodo di bassa sismicità che durò fino al grande terremoto del 1906.

Secondo lo studio, c'è una probabilità del 63% che uno o più terremoti di magnitudo 6,7 o superiori possano colpire la zona della baia nei prossimi 30 anni.

Il Big One è il nome dato del mitico terremoto che in futuro potrebbe mettere a rischio l'area. Secondo varie ipotesi, potrebbe essere uno dei più potenti mai verificatisi negli Stati Uniti, superiore al 10° della Scala Richter. Da cosa nascerebbe? Il sisma potrebbe essere provocato dall'elevato accumulo di energia nella Faglia di Sant'Andrea, che attraversa la California per 1300 km e si trova tra la placca nordamericana e la placca pacifica, che scorrono in senso opposto.

La faglia passa vicino a molte città, tra cui San Francisco e Los Angeles. Dal 2005, diversi studi hanno ipotizzato che il Big One potrebbe colpire la California entro qualche decennio, ma si tratta comunque di ipotesi probabilistiche.

Uno studio del geofisico Yuri Fialko, dello Scripps Institute of Oceanography a La Jolla, ha però dimostrato che la faglia di Sant'Andrea ha accumulato un'energia sufficiente a scatenare il prossimo Big One di magnitudo 7 o anche superiore.

L'idea è che lo stress si accumula, viene rilasciato e si accumula di nuovo,ha spiegato David Schwartz, geologo della US Geological Survey di Menlo Park, in California, che ha condotto lo studio.

Quando si è verificato il terremoto del 1906, lo stress è stato rilasciato e la frequenza dei terremoti nella regione è scesa drasticamente, lasciando l'area relativamente indenne per più di un secolo, spiega l'esperto. Nel 1989, il terremoto di Loma Prieta ha causato danni diffusi nella zona di San Francisco ma si è verificato un evento diverso e non c'è stata la “rottura” della superficie del terreno.

Anche Fialko ha commentato il nuovo studio, negando però che identificare qualcosa che assomiglia a un modello non prova che la sismicità è ciclica. I dati sulla sismicità del passato, ottenuti al radiocarbonio, infatti possono essere inaffidabili o incompleti e i documenti storici non sono sufficienti a dimostrare una tendenza ciclica.

Le simulazioni al computer dei terremoti suggeriscono che occorrono una decina di cicli per stabilire un modello di stress. I circa 400 anni di storia e di dati i che il nuovo studio ha esaminato ammontano a circa uno o due cicli di attività.

Ma Schwartz non demorde e difende i suoi risultati: “Abbiamo accumulato abbastanza stress nella crosta della Bay Area che dovremmo iniziare a vedere il verificarsi dei terremoti più grandi, che potrebbero essere in qualsiasi momento”.

Francesca Mancuso

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