E se il Mammut fosse clonato? Le 5 domande da porsi

mammut

I progressi della scienza fanno passi da gigante. La promessa di riportare in vita razze animali ormai estinte è un'ipotesi non troppo lontana dalla realtà. Lo confermano anche i recenti esperimenti che vorrebbero reintrodurre nel 21esimo secolo anche i mammut, direttamente dal passato.

Tuttavia, non sono da trascurare anche alcune considerazioni di ordine etico. E a queste dovrebbero rispondere gli stessi ricercatori che vorrebbero reintrodurre specie animali che, con il mondo odierno, nulla hanno a che fare e che, probabilmente, concorrerebbero a procurare non pochi problemi.

Ross MacPhee è ricercatore presso l'American Museum of Natural History di New York. Nel corso di una conferenza tenutasi il 2 ottobre, è stato lui stesso a far luce sulle questioni etiche ma anche logistiche legate alla possibilità di riportare in vita i mammut. “Penso sia importante avere una regolamentazione", ha dichiarato MacPhee. "Penso sia importante che ci siano garanzie, ma non credo possa esserci alcun modo di arginare il flusso. Questo è il mondo in cui viviamo e non mi aspetto possa cambiare radicalmente in futuro”.

Forse, anche noi, nel nostro piccolo, ci stiamo ponendo alcune domande. Considerazioni lecite, logiche che delineano una sorta di preoccupazione per il futuro. Ecco, dunque, alcuni dei principali quesiti rivolti al ricercatore americano e che gli scienziati dovrebbero considerare.

Dove vivrebbero i mammut?

Probabilmente, spiega MacPhee, questi tornerebbero a vivere laddove erano ospitati già 10 anni fa, prima che si estinguessero. Le grandi praterie americane, dunque, sarebbero le candidate ideali a riaccogliere questi enormi animali. Tuttavia, le praterie di oggi non sono affatto come quelle dell'epoca in cui vissero i mammut. Oggi, sono abitate e ospitano strade e centri abitati. Come potrebbero convivere questi enormi animali con la gente?

Cosa mangerebbero i mammut?

Secondo i ricercatori, nemmeno questo è un problema. Potrebbero, infatti, nutrirsi dello stesso cibo degli elefanti, ossia erbe, arbusti, radici e altre piccole piante. Il problema sussiste. Le pianure accolgono campi per il raccolto di mais e l'allevamento di altri capi di bestiame. Gli umani, quindi, avrebbero il loro gran bel da fare per scacciare questi enormi animali dai propri terreni. Una convivenza, quella uomo e mammut, già molto difficile ancor prima che questi ultimi possano ritornare a far parte del mondo moderno.

Se si riproducono, li tratteremmo come i parassiti?

È la stessa sorte che ebbero i cavalli. Quando un milione di anni fa il cavallo selvaggio del Nord America si riprodusse, diversi di loro furono costretti a vagare per il continente fino a quando non si estinsero, ossia 10 mila anni fa, contemporaneamente al mammut. Solo alcune migliaia di anni dopo, ossia 500 anni fa, gli europei reintrodussero il cavallo e il suo utilizzo nel continente e fu addomesticato. I cavalli, dunque, ripresero a riprodursi a tal punto che, oggi, il Bureau of Land Management tiene costantemente sotto controllo il loro numero, fino ad attuare misure drastiche per decimarne la popolazione crescente, mediante l'abbattimento e l'eutanasia.

La loro reintroduzione potrebbe diminuire i moderni sforzi di conservazione?

Secondo quanto sostengono alcuni, reintrodurre i mammut sul nostro pianeta gioverebbe alla protezione di altri animali oggi a rischio di estinzione. Questo porterebbe ad una diminuzione degli sforzi economici mirati alla loro preservazione. Aspetto, questo, che i ricercatori e i finanziatori non dovrebbero valutare.

Il mondo microbico del 21esimo secolo troverebbe dimora tra i mammut?

I microbi sono un valido aiuto per gli animali nella fase della digestione. Alcuni di questi, veri e propri ecosistemi di microbi all'interno dei loro corpi, trovano dimora nei tratti digestivi degli animali stessi. Se, quindi, i microbiomi dei vecchi mammut scomparvero con loro, come farebbero a digerire i cibi nel caso venissero reintrodotti nel 21esimo secolo? "In molti casi, i fenotipi complessivi degli organismi e la loro capacità di digerire il cibo è direttamente legata ai microrganismi presenti nel loro", ha spiegato Susan Perkins, curatrice del AMNH. Un problema che potrebbe verosimilmente colpire l'elefante asiatico, il parente più prossimo del mammut, che tuttavia non ha di questi problemi di digestione. Ad ogni modo, è bene fare le dovute considerazioni prima di riportare alla luce esemplari che, oggi, nel mondo attuale, potrebbero soffrire. Oltre ai pericoli che potrebbero comportare per l'uomo.

Federica Vitale

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