Il mondo nel 2030: guerre per l'acqua e cambiamenti climatici

2030 clima

Un futuro di maggiore benessere sociale ed economico, minacciato però sempre più dai mutamenti del clima e degli ecosistemi naturali che una tale crescita comporta: è questo lo scenario delineato nel report Global Trend 2030 del National Intelligence Council (NIC) statunitense.

Entrando nei particolari, nel migliore dei casi analizzati nei prossimi 15/20 anni fino a due terzi della popolazione mondiale potrebbe raggiungere uno stile di vita chiamato comunemente “occidentale”: vivrà in città, disporrà delle ultime tecnologie nel campo delle comunicazioni, godrà di un'elevata assistenza sanitaria e di uno stato di relativa pace sociale. Nelle nazioni dove già oggi si assiste ad un declino della natalità e ad un invecchiamento progressivo della popolazione, però, la crescita economica risulterà più lenta. “I paesi con più anziani dovranno affrontare un'ardua battaglia per mantenere gli attuali tenori di vita afferma Christopher Kojm, chairman del NIC. “Anche la stessa Cina andrà incontro a questo problema, dal momento che prevediamo che nel 2030 avrà un'età media superiore a quella degli Stati Uniti.

La crescita della popolazione avrà invece effetti drammatici in paesi come Nigeria e Pakistan, dove potrebbero scatenarsi conflitti per l'approvvigionamento di risorse; in effetti, quasi la metà della popolazione umana rischierà di sperimentare una carenza d'acqua: l'Africa e il Medio Oriente sono le regioni più vulnerabili in tal senso, ma perfino la Cina e l'India potrebbero esserne coinvolte. Queste instabilità si aggraveranno se combinate con gli effetti del cambiamento climatico (causato dall'incremento dell'effetto serra nell'atmosfera), portando addirittura ad un possibile collasso economico globale; questo è il caso peggiore analizzato nel report: si scatenerebbero vere e proprie “guerre per il clima” tra stati e il progresso e la globalizzazione subirebbero una brusca frenata. “Va detto che tutto ciò non è inevitabile” ci tiene a precisare Matthew Burrows, tra gli autori dello studio “Ma vanno prese urgenti contromisure, e va fatto ora. Tra le soluzioni suggerite, un minore spreco delle risorse (tra cui l'acqua) e un incremento dell'efficienza della produzione dei cibi.

Il progresso tecnologico sarà la chiave per evitare questi conflitti: nuove invenzioni potranno fungere da volano per l'economia e la produttività, mantenendo un benessere accettabile nonostante l'incremento della popolazione, l'espansione delle città e i cambiamenti del clima. Anche la cooperazione internazionale sarà centrale nel futuro: nei casi più favorevoli, una collaborazione USA-Cina nei prossimi anni potrebbe aiutare il mondo a risolvere molti dei suoi più stringenti problemi.

Il report infine mette in guardia su possibili avvenimenti catastrofici, definiti black swans, “cigni neri”, al momento imprevedibili, che potrebbero cambiare in maniera inaspettata il corso della storia: una pandemia influenzale che infetta milioni di persone o fenomeni meteorologici estremi che mettono in ginocchio interi stati possono essere esempi in tal senso; salvo questi imprevisti, comunque, il rapporto consegna di fatto il futuro nelle nostre mani: sta ora a noi scegliere quale strada intraprendere, se quella verso il progresso o l'autodistruzione.

Stefano Dell'Oro

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