Terremoti: anche in Guatemala la terra trema. 50 le vittime accertate

terremoto guatemala

I morti e i feriti si sono registrati soprattutto per la caduta degli edifici. Questa la triste verità emersa a seguito del violento terremoto che si è abbattuto in Guatemala, e che ha causato almeno 50 vittime e 155 feriti, oltre a 25 dispersi.

Il sisma, di magnitudo 7.2 della scala Richter, ha colpito soprattutto i dipartimenti di San Marcos e Quetzaltenango, al confine con il Messico. Almeno 40 decessi solo nel primo dei due, dove sono crollati numerosi palazzi nelle città di San Pedro Sacatepequez, El Recuerdo, San Francisco e El Quetzal.

Il Presidente Otto Perez ha dichiarato lo stato di calamità naturale nei dipartimenti più colpiti dal terremoto, che comporterà, secondo l’ordinamento giuridico guatemalteco, anche limitazioni sui movimenti degli abitanti, per evitare alta densità di persone. L’allerta non è finita.

Secondo i dati diffusi dalle testate locali infatti, il sisma ha interessato complessivamente circa 1 milione e 250 mila persone, ma altre 6 mila e 700 sono a rischio. Una catastrofe, di fronte alla quale è naturale chiedersi: si poteva evitare? Ma soprattutto, vista la situazione ancora critica, quali misure si possono prendere per non aggravare la situazione?

I terremoti non si possono prevedere, almeno non con precisione, come continuano a ripetere gli esperti del settore. Ma c’è anche da sottolineare come i sismi stiano aumentando su tutto il pianeta, e le zone a rischio siano ormai note, così come evidenti le strutture che non sono in grado di reggere a queste scosse.

Il nostro Paese è il primo ad avere queste problematiche, come dimostrano i disastri de L'Aquila e dell’Emilia Romagna, nonchè le prove scientifiche sulla stabilità degli edifici fornite da esperti come Alessandro Martelli dell’Enea, che tuona da tempo: “Il 70-80 per cento dei nostri edifici è a rischio crolli”.

A quante altre tragedie dovremo assistere?

Roberta De Carolis

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