Terremoto de L’Aquila: i satelliti registrarono lo spostamento di alcuni edifici prima del disastro

Terremoto LAquila

Terremoti. Prima del 6 Aprile 2009, giorno del terribile disastro de L’Aquila, alcuni edifici del paese Onna (frazione del capoluogo abruzzese) si spostarono, e questi dati furono rilevati dai satelliti radar dell’Agenzia Spaziale Europea (Envisat-Asar). È quello che è emerso dalla relazione di Massimo Morigi dell’Ispra, presentata durante la Conferenza Internazionale della Ieee First Aess European Conference on Satellite Telecommunication, organizzata dalla Estel Conference.

Prima del terribile terremoto di magnitudo 6.3 che ha causato tutto quello che è tristemente noto, la zona era infatti preda di un insistente sciame sismico. Molte persone dormivano in macchina da settimane per paura che qualcosa di terribile si potesse verificare. Come infatti poi è successo. Ma in questa fase, fatta di continue scosse di più bassa intensità, qualcosa si stava spostando, e qualcos’altro registrava questi movimenti.

Venire a saperlo ora sembra ironia del destino, ma in realtà questi dati potrebbero forse aiutare i ricercatori ad approfondire una metodologia per migliorare le tecniche di prevenzione del rischio terremoti, attualmente oggetto di dibattito, anche per via di noti fatti di cronaca. Morigi in realtà porta avanti da due anni una ricerca per il monitoraggio degli effetti sugli edifici in muratura ordinaria durante uno sciame sismico, ma studi di questo genere, di natura indiretta, non sembrano essere ancora diffusi.

Terremoto Aquila SAR

I risultati sono stati ottenuti attraverso l’Interferometria Differenziale Sar (DInSAR) con la tecnica detta dei Ps (Persistent Scatterers), brevettata dal Politecnico di Milano. Mentre la DInSAR classica consiste nell’analisi di confronto di due immagini radar raccolte dal satellite e misurate in due istanti di acquisizione, l’approccio Ps si basa sull’osservazione di un piccolo sottoinsieme di bersagli radar.

Complessivamente la metodologia esegue una differenza delle distanze sensore-bersaglio misurate nei due istanti di acquisizione, ed è così in grado di mettere in evidenza eventuali movimenti superficiali. Inoltre i tipici bersagli Ps sono parti di edifici, strutture metalliche, rocce esposte, e più in generale elementi artificiali o naturali già presenti al suolo, le cui caratteristiche elettromagnetiche non variano sensibilmente di acquisizione in acquisizione. Ottimo target per studi di questo tipo.

Secondo il ricercatore la tecnica è valida in quanto confermata da “innumerevoli evidenze scientifiche”. “Non riesco a concepire –ha sottolineato inoltre Morigi- come sia possibile che tutti questi esperti non abbiano mai applicato tali tecniche per monitorare le strutture a rischio, quali quelle intrinsecamente vulnerabili. Eppure l’elenco di queste strutture (edifici di culto, storici e strategici, scuole, ospedali e Università), anche dell’Aquila, come di molte altre Regioni, erano note sin dal 1999 ed aggiornate nel 2005”.

Roberta De Carolis

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