Alieni: i batteri all’arsenico preferiscono il fosforo

Batteri arsenico 2

Lo sapevamo: attualmente non esiste sulla Terra alcun batterio che presenti arsenico invece di fosforo nel suo Dna. E le ulteriori ricerche in merito hanno dimostrato che i microorganismi preferiscono nutrirsi di fosforo. La conferma è arrivata da un gruppo di ricerca guidato da Dan S. Tawfik del Weizmann Institute of Science (Israele).

La vicenda ha radici lontane: nel 2010 infatti la Nasa aveva annunciato con grande clamore la scoperta nel Mono Lake del Parco Nazionale di Yosemite (California, Usa) di Gfaj-1, un batterio che, stando alle prime analisi, risultava avere arsenico invece che fosforo nel proprio Dna. Poiché il lago è notoriamente ricco di arsenico, un potente veleno, il ritrovamento di questo elemento nel Dna del batterio fu considerata la spiegazione di come questo essere vivente potesse sopravvivere in quelle condizioni. Ma soprattutto un organismo con Dna completamente diverso da quello degli abitanti della Terra attualmente noti, fu ritenuto la prova di presenze aliene sul nostro pianeta.

Tutto falso: la notizia infatti fu poi smentita definitivamente nel mese di Luglio di quest’anno, dopo precedenti sospetti pubblicati ad Aprile, grazie ad ulteriori analisi condotte da due gruppi di ricerca indipendenti, uno svizzero e l’altro canadese e statunitense, i quali hanno dimostrato scientificamente che è invece il fosforo il quinto elemento di Dna (insieme a carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto), come in tutti gli esseri viventi del nostro pianeta. Niente alieni, quindi. L’arsenico ritrovato in precedenza fu attribuito a contaminazione.

Restava però di capire come potesse Gfaj-1 sopravvivere in un ambiente così ricco di un potente veleno come l’arsenico. Lo studio è stato condotto verificando con che margine di selettività il batterio riusciva a cercare il fosforo di cui nutrirsi all’interno del lago di arsenico. I risultati hanno dimostrato che 5 proteine chiave del processo di assorbimento e metabolismo del microorganismo sono capaci di legarsi al fosforo (sotto forma di fosfato) in modo così selettivo che anche in soluzioni contenenti 500 volte arseniato più di fosfato, erano ancora in grado di legarsi preferenzialmente al fosfato. E una proteina di queste potrebbe farlo in eccessi di arseniato fino a 4 mila e 500 volte in più rispetto al fosfato.

“Questo lavoro fornisce in un certo senso una risposta a come Gfaj-1 (e batteri correlati) possono prosperare in concentrazioni molto elevate di arsenico”, hanno dichiarato Tobias Erb e Julia Vorholt del Politecnico federale di Zurigo, co-autori del lavoro.

Il lavoro è stato pubblicato su Nature.

Roberta De Carolis

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