Terremoto Emilia Romagna, INGV: ha colpito un'area di 50 km

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Terremoto in Emilia. Ancora 30 scosse sono state registrate dall'INGV la scorsa notte. Per fortuna non hanno superato i 3 gradi di magnitudo ma non è ancora abbastanza per tirare un sospiro di sollievo. E questa notte si è verificato un terremoto anche a largo delle coste della Calabria e della Campania, nel Golfo di Policastro, per fortuna senza conseguenze.

È salito a 17 il bilancio delle vittime del terremoto in Emilia, dopo il ritrovamento dell'ultimo operaio disperso. Ieri si è svolta inoltre una conferenza stampa presso la sede romana dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, alla presenza del presidente Stefano Gresta, del funzionario di sala sismica Alessandro Amato e della dirigente di ricerca Paola Montone.

Secondo gli esperti dell'INGV, la sequenza sismica della Pianura Padana Emiliana sta interessando un’area che si estende per oltre 50 km parallelamente al fronte della catena appenninica e al fiume Po. Inoltre, la zona interessata dall’attività sismica coincide con una struttura geologica sepolta sotto la pianura padana.

Il bilancio complessivo discusso durante l'incontro ha fatto emergere che la complessità geologica del fronte attivo, sepolto sotto la pianura, ha determinato la frammentazione della struttura e il verificarsi di 6 terremoti di magnitudo maggiore di 5 e moltissimi più piccoli: "Questa frammentazione ha evitato la rottura simultanea dell’intera struttura, che avrebbe potuto causare un evento sismico ancora più forte. Questa caratteristica è stata spesso osservata in precedenti sequenze sismiche italiane, sia recenti che antiche. In zone prossime a quelle colpite in questi giorni, viene ricordato il terremoto che ha colpito Ferrara nel 1570, che fu seguito da repliche per molti mesi".

Nel corso della conferenza sono stati illustrati anche i fenomeni di liquefazione e i cosiddetti vulcani di fango osservati dopo il terremoto, dovuti secondo gli esperti alla presenza nel sottosuolo padano di livelli sabbiosi saturi di acqua.

Ancora adesso, diverse squadre di ricercatori e tecnici sono all’opera nella zona dell'epicentro per monitorare il fenomeno.

Francesca Mancuso

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