La storia della fusione fredda: dagli Stati Uniti all'Italia

mallove

Nel 2004 Mallove (appena prima di perdere la vita massacrato a bastonate durante un tentativo di furto in casa sua) convince il DoE (Department of Energy, Ministero dell’Energia Statunitense) a rifinanziare la ricerca sulla fusione fredda abbandonata anni prima. Poco prima di questa triste vicenda, Come raccontano M. Torrealta ed E. Del Giudice nel romanzo/inchiesta “Il segreto delle tre pallottole”, Martin Fleishmann scopre di avere centinaia di micro tumori in una parte dell’intestino. Decide quindi di tornare in Inghilterra per sottoporsi ad un’operazione finalizzata a rimuovere il tratto intestinale interessato. Organizza il viaggio ma un imprevisto lo blocca all’aeroporto di S. Francisco.

Preso alla sprovvista Fleischmann decide di passare la notte in un albergo della stessa città decidendo per il più vicino possibile all’aeroporto. Arriva così alla reception dell’albergo scelto dove viene accolto dal portiere che gli porge la cornetta di un telefono dicendo “Mr. Fleishmann, una telefonata per lei”. All’altro capo del filo c’è Edward Teller (fisico nucleare "padre" della bomba termonucleare, o bomba all'idrogeno, nonché ispiratore, per il suo spiccato militarismo ed eccentricità, della figura del “Dr. Stranamore” dell’omonimo film di S. Kubrik) il quale augura allo stimato scienziato che l’operazione all’intestino riesca nel migliore dei modi.

Vi lascio immaginare lo stupore di Fleischmann che, ormai senza alcun dubbio, si rende conto di quali tasti delicati è andato a toccare con la sua ricerca. Fortunatamente l’operazione chirurgica riesce perfettamente, tanto che Fleischmann in seguito comincia a lavorare con un nostro vanto scientifico ed umano, il Prof. Giuliano Preparata.

Qui si apre un altro capitolo poco chiaro, e per le analoghe vicissitudini del Prof. Preparata (che nel 2000 muore a causa di micro tumori all’intestino sic).

La ricercatrice Antonella de Ninno racconta come andarono le cose:Sono stata testimone degli avvenimenti fino dal principio di questa vicenda. Nel marzo del 1989 lavoravo già da 2 anni presso il laboratorio di Criogenia dell’ENEA di Frascati con il Prof. Franco Scaramuzzi ed un altro giovane collega ed amico, Antonio Frattolillo. L’annuncio di Fleischmann e Pons ci aveva eccitato e spinto all’idea di tentare di riprodurre quei risultati straordinari. Mettemmo su in pochissimo tempo un esperimento, avvalendoci anche della collaborazione di due altri colleghi, ed ottenemmo quasi subito dei risultati interessanti. Ma quello che accadde subito dopo fu sconcertante: intorno ai nostri risultati venne montato un vero e proprio evento mediatico. L’ENEA convocò una roboante conferenza stampa per annunciare 'la via italiana alla fusione fredda'. Ancora oggi, provo una strana inquietudine, ricordando quei giorni e quella sensazione di disorientamento e di fastidio per il succedersi vorticoso di avvenimenti e per quella forte 'sovraesposizione', tanto del nostro lavoro quanto delle nostre persone. Mi rendevo conto che quella situazione, lungi dall’offrirci una scorciatoia per il successo ed aprirci nuove prospettive per le nostre ricerche, ci stava piuttosto dirottando in un vicolo cieco. Un simile processo di “costruzione” dell’immagine pubblica di un ricercatore, ha due finalità immediate: da un lato isolare lo scienziato dalla comunità scientifica, usualmente molto moralista, che non perdona chi cerca scorciatoie alla normale dialettica, dall’altro legarlo proprio a quel potere che ne ha voluto esaltare l’immagine, rendendolo così manipolabile e facilmente controllabile. Apparve subito chiaro che dietro all’esibizione mediatica, non c’era nessuna reale volontà di far proseguire le attività di ricerca. Mi pare di ricordare che l’ENEA stanziò 100 milioni di lire nel 1989 e poi più nulla. Gli esperimenti erano difficili, scarsamente riproducibili, le teorie troppo complesse… tranne una. Tre fisici italiani, Giuliano Preparata, Emilio Del Giudice e Tullio Bressani, avevano pubblicato nel maggio 1989 un articolo su una rivista scientifica in cui si davano le basi per una giustificazione teorica della fusione fredda. La spiegazione era quanto mai affascinante ma soprattutto la teoria apparteneva alla più pregiata e rara specie delle teorie fisiche: quelle in grado di fare previsioni! La teoria indicava la via da seguire agli sperimentali per poter riprodurre le condizioni in cui ottenere il fenomeno e risolvere la drammatica questione della scarsa riproducibilità che stava affossando questa ricerca e che neanche Fleischmann sembrava in grado di risolvere definitivamente. [ ] Io ed i miei amici eravamo convinti, come Galileo, che invitare i “nemici” a guardare nel cannocchiale le lune di Giove avrebbe risolto ogni problema: la realizzazione di un esperimento che mostrava la produzione di una quantità anomala di calore proprio nelle condizioni previste dalla teoria doveva essere la prova definitiva per essere riammessi nel corso ufficiale della scienza. Ancora una volta non andò nel modo sperato. Benché l’esperimento, realizzato con la collaborazione diretta di Preparata e Del Giudice, ed il forte incoraggiamento dell’allora Presidente dell’ENEA, Carlo Rubbia, avesse prodotto i risultati sperati fummo, come nel Monopoli, invitati a ricominciare dal via.Triste, ma non sufficiente a far demordere chi, convinto della bontà di questa ricerca, ha continuato negli anni a dedicarsi alla stessa.

Andrea Pallini

Fine seconda parte (continua...)

Leggi la prima parte: La storia della fusione fredda: tutto inizia con Fleischmann e Pons

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