Le nuove celle solari a basso costo della IBM

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Avevano lanciato un nuovo progetto lo scorso anno: il 'World Community Grid'. L'obiettivo era costruire celle solari più efficienti e a costi ridotti. Il via era stato dato dal colosso mondiale dell'informatica, l' IBM, e da alcuni ricercatori della Harvard University, che in una nota congiunta, avevano definito l'iniziativa "un passo rivoluzionario che utilizzerà la potenza dei computer inattivi, per creare grandi riserve di nuova energia pulita".

Oggi la svolta, anzi, "un primato a livello mondiale", come lo hanno considerato gli stessi ingegneri di Armonk. Si tratta di una nuova cella solare con un rendimento del 9,6 per cento, valore del 40 per cento superiore a quello delle versioni precedenti (che si erano fermate intorno al 6,5 per cento ), realizzata con rame, stagno, zinco, zolfo e selenio: tutti elementi abbondanti sul nostro pianeta e quindi a basso costo.

La Big Blue raggiunge la vetta della ricerca fotovoltaica e, guai a perdere la propria identità secolare, la multinazionale americana ha comunque dichiarato che si limiterà solo a vendere la licenza della tecnologia, senza occuparsi direttamente della produzione.

Tuttavia, la nuova cella fotovoltaica, chiamata CTZSS (acronimo delle iniziali dei nomi inglesi degli elementi costituenti), si può considerare in qualche modo il naturale sviluppo delle celle CIGS (rame, indio, gallio , selenio) che sono alla base degli attuali pannelli a film sottile.

David Mitzi, manager della sezione Photovoltaic Science and Technology di IBM Research, ha fatto sapere che la maggiore efficienza conquistata è da riferire alla qualità dei livelli di assorbimento ottenuti. "Uno degli effetti potenziali sulla qualità del film- ha spiegato infatti lo specialista- è da attribuire al solvente che abbiamo impiegato: l’idrazina, la quale è in grado di stabilizzare anioni calcogenuri del metallo in soluzione”.

Secondo l' IBM, dunque, la nuova cella ha almeno due requisiti che potrebbero in futuro portare ad una significativa riduzione dei prezzi dell’energia fotovoltaica.

Il primo, appunto, ruguarda la facile accessibilità agli elementi fotoconduttori utilizzati. In questo caso è da sottolineare la mancanza di Indio (criticato per l'elevato costo e la scarsa disponiobilità), a differenza della tecnologia delle celle a film sottile CIGS e di Tellururo di Cadmio (criticato per i problemi di smaltimento a fine vita). Il secondo requisito, invece, è la modalità di produzione che può usare il processo ad immersione in una soluzione, a spray o addirittura a stampa, a scanso invece del costoso processo sotto vuoto delle celle a base di silicio.

Augusto Rubei

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