Antico Egitto: si combatteva con armi ornamentali

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I nobili dell’antico Egitto, faraone incluso, combattevano personalmente e portavano a termine l’esecuzione dei prigionieri; e lo facevano con armi decorate, invece di usarle per le cerimonie: lo dice la ricerca condotta da Daniel Boatright, egittologo presso l’Isle of Wight College (Uk).

Lo studioso è arrivato a questa inattesa conclusione analizzando con microscopi e altre attrezzature da laboratorio 125 armi egiziane dell’Età del Bronzo (periodo storico che in Europa si colloca tra il 3500 e il 1200 a.C. circa), tra le quali spade, pugnali, frecce, aste e fiocine, e confrontando tale analisi con un report su altre 350 strumenti da guerra della stessa epoca. Il materiale era stato trafugato da tombe e siti archeologici più di 100 anni prima, oppure acquistato da musei o collezionisti tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo.

Lo studio era mirato a comprendere l’utilizzo che tali armi avevano avuto all’epoca, e i risultati hanno mostrato che, nonostante il loro aspetto facesse pensare ad un uso cerimoniale, in realtà furono impiegate in battaglia, fino all’esecuzione dei prigionieri. Inoltre, il fatto che fossero strumenti così riccamente decorati e impreziositi, dimostra la loro appartenenza alle classi di rango elevato della società egizia, e quindi come i nobili stessi in persona partecipassero ai combattimenti.

A proposito di questo, tuttavia, Boatright precisa che “sarebbe da discutere se i nobili realmente si trovassero nel mezzo della battaglia o restassero a guardare da una parte”, (finalizzando quindi le esecuzioni solo a battaglia terminata N.d.R.). Questo infatti non può essere dimostrato solo con queste osservazioni.

La ricerca è stata presentata l’anno scorso in occasione del Terzo Congresso Annuale di Egittologia, presso l’University Colloge di Londra, e pubblicata sulla rivista Archaeological Review.

Roberta De Carolis

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